Crescono i moti di protesta studenteschi contro organizzazioni scolastiche e offerte formative che sempre più giovani ritengono ormai superate. E come accade ormai da diversi anni in questo periodo autunnale, si moltiplicano i casi di occupazioni di istituti superiori. La capitale è una della città dove l’insofferenza di diversi studenti è palpabile: nelle ultime ore sono stati occupati, non permettendo quindi lo svolgimento regolare delle lezioni, anche il liceo Mamiani in viale delle Milizie, nel quartiere Prati, e l’Aristofane in via Monte Resegone.
Il 5 novembre, i presidi Anp del Lazio hanno espresso forti preoccupazioni per questo andare: “Da anni – hanno scritto i presidenti Anp di Lazio, Roma, Viterbo, Rieti, Frosinone – denunciamo il triste rito delle occupazioni che – motivate dalle più svariate “ragioni” che mutano nel tempo in modo considerevole – mai hanno raggiunto neppure minimamente gli obiettivi che gli occupanti (in genere una ristretta minoranza rispetto al numero complessivo degli studenti frequentanti) si proponevano di raggiungere”.
I dirigenti scolastici dell’Anp delle province laziali ricordano che “ogni anno gli istituti occupati hanno subito una serie di danni gravi alle strutture ed alle attrezzature: basti pensare ai 2 milioni di danni arrecati lo scorso anno al Liceo Gullace di Roma. Ma un ulteriore, forse più ampio danno come conseguenza delle occupazioni è rappresentato dalla lesione del diritto costituzionale allo studio causato dell’interruzione delle lezioni“.
Quindi, i presidi Anp sottolineano che “la scuola, i docenti, i dirigenti sono da sempre disponibili ad un dialogo franco e proficuo con gli studenti e sono aperti a recepire le loro richieste. Anche noi riteniamo che la scuola debba “aprire le finestre” per introdurre aria metaforicamente fresca che ricolleghi il discorso scolastico con le urgenze culturali e sociali del nostro tempo. Ma ad alcune condizioni di base, imprescindibili: il rispetto delle regole, una partecipazione democratica, una apertura verso tutte le posizioni socioculturali, la mancanza assoluta di danni agli Istituti”.
Secondo i presidi Anp una scuola senza insegnanti non può esistere a lungo, “perché i momenti di apertura al nuovo non si risolvano in bizzarre iniziative (come spesso, troppo spesso accade), deve essere sempre presente la componente dei docenti, che – con le loro proposte, i loro suggerimenti – possono arricchire di senso i momenti di partecipazione”.