Home I lettori ci scrivono Scuole paritarie: scarsi finanziamenti causano talvolta malfunzionamento e sfruttamento del personale

Scuole paritarie: scarsi finanziamenti causano talvolta malfunzionamento e sfruttamento del personale

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L’articolo su “La Tecnica della Scuola” a firma di Vincenzo Pascuzzi, riguardante il costo standard, abbisogna di molte puntualizzazioni che lungi dal voler essere polemiche mirano a far ritornare il dibattito sul giusto binario.

Intanto bisogna tener scisso il problema del finanziamento statale alle paritarie dal costo standard: le due cose sono del tutto diverse e solo incidentalmente collegabili; optare per il contrario potrebbe tradire o malafede o scarsa comprensione del concetto di costo standard e delle sue rivoluzionarie (almeno per l’Italia) conseguenze. Ne discende che anche la polemica sul mal funzionamento delle paritarie e lo sfruttamento del personale sia del tutto fuori luogo. Potrebbe sembrare addirittura pretestuoso, come quando – capita spesso quando il dibattito si fa ideologico –  si stigmatizza il pulcino zoppo dimenticando volutamente la madre. Il cattivo funzionamento, ammesso che ci sia, purtroppo in alcuni casi c’è e lo sfruttamento del personale che certamente spesso c’è, sono proprio conseguenza dell’insufficiente finanziamento dello Stato e di conseguenza dei Comuni alle paritarie, cosa che con l’applicazione del costo standard sparirebbe.

Sorvolando su alcune pregiudiziali puntate ideologiche presenti nell’articolo, che vorrebbero la scuola non statale completamente a carico dei privati – posizione superata da tempo persino dalla sinistra, quella meno legata agli schemi classici e che ha sposato da tempo e decretato fin dal 2000,con uno dei suoi più illustri rappresentanti, l’on Luigi Berlinguer, allora Ministro della Pubblica istruzione, una più moderna e inclusiva idea di scuola pubblica – o che insistono su un anticlericalismo quasi di maniera, mi soffermerei su una affermazione particolarmente equivoca e preoccupante.

In mezzo alla notizia

Viene contestata dall’autore la <<scontata esistenza (da parte dei promotori del costo standard) di un “diritto inviolabile della libertà di scelta educativa” (da parte dei genitori)…. adattando il disposto dell’art. 30, c.1, Cost che stabilisce invece e precisamente: “È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli”>>.

Domanda ovvia: come dovrebbero esercitare i genitori questo dovere diritto? Secondo le esclusive direttive impartite dallo Stato? Allora non è più  un diritto diventa solo un dovere. È lo Stato ad educare: vecchia idea cara ai tutti i regimi totalitari.

Vorrei soffermarmi ancora su un’altra obiezione che non mi sembra sufficientemente suffragata. Quella che mette in discussione il paragone istituito  tra costo standard della scuola e costo standard nella sanità. Qui non si capisce davvero l’obiezione perché oscilla logicamente tra la considerazione del valore della prestazione  e  quella dell’obiettività della prestazione. Infatti, andando nello specifico, le analisi e le terapie sono computabili quindi possono dar luogo ad un costo, ma anche le ore di lezione, individuali o collettive che siano, possono essere computate e dar luogo ad un costo, fin qui siamo sul livello della quantità e non vedo, sinceramente, differenze tra i due costi standard. Se poi si vuol parlare del valore (della qualità) della prestazione anche le analisi e le terapie possono essere sbagliate come inefficaci o scarsamente efficaci le lezioni, quindi, anche qui, dove sta la differenza? Se poi si vuol sostenere, ma sarebbe assurdo, che la scuola non da alcun risultato obiettivamente valutabile, beh! Allora sarebbe un’attività vana che sarebbe meglio abolire. Forse si vuol dire che non si può valutare subito e obiettivamente il valore delle lezioni o attività didattiche. Ma sicuramente tempi e modi per valutare il lavoro dei docenti e di una scuola intera esistono, ci vuol solo la buona volontà di applicarli seriamente e non usando solo l’Autovalutazione. Ma comunque il costo standard è a monte di ogni valutazione.

Si stabilisce un costo base che è puramente quantitativo, poi sarà il tempo e i genitori stessi, mentre lo Stato vigila secondo le sue competenze, a valutare il lavoro dei docenti e di una scuola reinvestendo il Bonus nella stessa o in un’altra scuola. Certo questo fa paura e investe i genitori di una responsabilità veramente grande. Ma è anche bene che coloro che sono i responsabili diretti dell’educazione dei figli si attrezzino adeguatamente, appoggiandosi, magari, alle associazioni che li rappresentano, per assolvere questo gravoso, ma fondamentale ed entusiasmante compito. Andando oltre,  l’autore porta involontariamente acqua al mulino di coloro che critica dicendo che chi sostiene il costo standard lascia intendere che la “scelta libera” (dei genitori) debba essere a carico dello Stato e aggiungendo che attualmente non è così e nessun tribunale potrebbe cambiare le cose in realtà finisce per sostenere una delle principali argomentazioni pro costo standard e cioè che non c’è uguaglianza fra i cittadini nella scelta della scuola perché i poveri devono per forza scegliere le scuole statali. Andando ancora oltre, forse per una svista, sostiene cheda parte di chi propone il costo standard, nel paragone con gli altri stati europei, in particolare con la Francia, si vogliano ridurre gli investimenti dello Stato nell’istruzione, mentre è chiaro che si sostiene l’esatto contrario; si chiede solo una più equa iniziale distribuzione dei fondi. La cosa più grave e che allontana del tutto il testo dall’argomento in oggetto (il costo standard) è che si vogliano tacciare le scuole paritarie di non essere rispettose né della legge, né della Costituzione e ci si chiede come lo Stato possa tollerare ciò. Riguardo a questa affermazione che esula completamente dall’argomento per correttezza argomentativa non si risponde. Si scriva un altro articolo a riguardo possibilmente facendo affermazioni di una certa gravità col supporto delle dovute prove. Per quanto riguarda, poi, la contestazione del gruppo di lavoro, per altro riconosciuto come congelato, e della sua costituzione penso sia rivolta non certo ai teorici del costo standard, ma al governo precedente, colpevole di aver tenuto in scarsa considerazione le associazioni dei genitori favorendo di fatto, ma qua l’autore sembra un po’ in contraddizione, la visione di una scuola in mano solo o soprattutto allo Stato.

In conclusione tutto l’articolo non parla, come ci si aspetterebbe, del Costo standard entrando realmente nel merito e sostenendo valide motivazioni critiche, bensì lo utilizza per attaccare le scuole paritarie, dando quasi per scontato che esso sia un marchingegno pensato per portare acqua al mulino di dette scuole. Invitiamo chi di competenza a dare una informazione più corretta, completa e meno  partigiana di quello che potrebbe essere una vera benefica rivoluzione per il sistema scolastico italiano  e che dovrebbe interessare tutti coloro che vogliono davvero migliorare la scuola italiana a prescindere da ideologiche posizioni preconcette.

Giuseppe Bruno

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