Home Archivio storico 1998-2013 Attività parlamentare Se anche Napolitano si dimette?

Se anche Napolitano si dimette?

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Dopo l’esortazione di Berlusconi, il vicepremier, Angelino Alfano, fa sapere tramite il suo portavoce: “I ministri del Pdl rassegnano le proprie dimissioni”. E i ministri del Pdl scrivono: “A seguito dell’invito del presidente Berlusconi a dimetterci dal governo per le conclusioni alle quali il consiglio dei ministri di ieri è giunto sui temi della giustizia e del fisco, non riteniamo vi siano più le condizioni per restare nell’esecutivo dove abbiamo fin qui lavorato nell’interesse del Paese e nel rispetto del programma del Popolo della Liberta”. Le firme sono quelle di Angelino Alfano, Nunzia De Girolamo, Beatrice Lorenzin, Maurizio Lupi e Gaetano Quagliariello: i componenti della delegazione del Pdl al governo.
Sembra dunque che la “Grosse Koalition” si sia de-coalizzata, lasciando nel pantano la Nazione per la quale, fino a qualche ora fa, si stracciava le vesti per il suo bene.
 E invece tutto da rifare, qualora il presidente della Repubblica sciogliesse le camere, perché tutti i decreti legge, non ancora trasformati in Legge dal Parlamento, decadrebbero. I danni per la Nazione con ogni probabilità sarebbero seri, mentre il semestre italiano all’Ue camminerebbe monco e zoppo.
Tuttavia la domanda che ci facciamo è la seguente: e se il presidente Giorgio Napolitano desse anche lui le dimissioni, prima ancora di sciogliere le Camere? Quali scenari si aprirebbero, dal momento che il ruolo del Capo dello Stato è fondamentale per procedere nel governo della Nazione?
Tornerebbero alla ribalta i nomi a suo tempo proposti dal Movimento 5 Stelle: Rodotà o Prodi? E se attorno a uno dei due nomi il Partito democratico di Epifani, fatto fuori Bersani per le note titubanze, trovasse la convergenza con i cosiddetti grillini? Quella convergenza richiesta con insistenza ma che all’epoca fu impossibile trovare?
Non siamo adusi ai giochi della politica, ma in questo caso, con l’elezione a presidente della Repubblica di Stefano Rodotà o di Romano Prodi, qualcosa di fortemente agitato si verificherebbe, scuotendo, e senza più alibi alcuno, dall’albero delle attese tutto ciò che la gran parte dei cittadini da anni reclama.
Sciogliere le Camere e proporre il solito governicchio con l’appoggio, se si trova, di parte del Pdl e del M5S sarebbe come procedere sulla zattera di Ulisse nel mare che Nettuno non vuole assolutamente rendere navigabile.