Prima ora | Notizie scuola del 25 maggio 2026

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“Sei una delusione umana”, alunno si lancia dalla finestra dopo rimprovero. I genitori chiedono risarcimento da quasi un milione

Una vicenda complessa finita in tribunale: nel 2024 uno studente di seconda classe di un liceo di Torino si è lanciato dalla finestra di un bagno della scuola dopo un rimprovero da parte della sua docente. Il giovane, come riporta La Repubblica, se l’è cavata con fratture e lesioni diffuse.

La ricostruzione dei fatti

L’insegnante, alla consegna dei compiti in classe aveva accusato lo studente davanti ai compagni di essere un mentitore inaffidabile, di aver tradito la fiducia di tutta la classe per aver copiato la versione servendosi probabilmente di un telefonino nascosto. Il suo compito era buono, troppo buono per essere genuino, e troppo simile a una traduzione disponibile online su un sito per studenti. La professoressa aveva aggiunto, dura, che in conseguenza del suo comportamento avrebbe meritato che proponessero per lui la bocciatura in collegio docenti, visto che aveva tre materie lievemente insufficienti e si era ormai nel mese di maggio. Lo aveva definito, infine, “una delusione umana”.

Queste parole hanno avuto una conseguenza: qualche giorno dopo, l’alunno era entrato a scuola avendo in mente di farsi interrogare per recuperare il compito incriminato e non trovando la professoressa in classe alla prima ora aveva avuto una specie di blackout, era entrato in un bagno inagibile allo stesso piano della sua classe, e si era gettato dalla finestra aperta. Solo per una circostanza quasi miracolosa il suo corpo era precipitato su un mezzo parcheggiato proprio lì sotto, e il ragazzo si era salvato.

Una fragilità forse non prevedibile nel singolo caso, ma verso la quale — ricorda la giurisprudenza — l’organizzazione scolastica ha comunque un obbligo di vigilanza, anche preventiva.

Mobbing verticale?

I consulenti hanno riscontrato “un rapporto non normale tra lui e la sua insegnante”, arrivando a definire il caso un burnout causato da un profondo stato di malessere psicofisico. La reazione dell’insegnante viene descritta come priva di adeguato equilibrio educativo, improvvisa e sostanzialmente irrazionale: elementi che configurerebbero un’ipotesi di “mobbing verticale, o bossing”.

Su questa base i genitori del ragazzo si sono rivolti a un legale e chiedono un risarcimento al ministero dell’Istruzione e del Merito di 897 mila euro — cifra che tiene conto dei danni fisici, delle spese mediche e del danno psicologico. Il giovane rischia di perdere per sempre l’uso del piede sinistro.

Per il legale il primo e più grave addebito contestato all’amministrazione scolastica è di natura strutturale: aver lasciato una finestra priva di protezione in un bagno accessibile agli studenti, nonostante fosse stato dichiarato inagibile. “È oggettivo — si legge nell’atto di citazione, la cui prima udienza è fissata a ottobre 2026 — che in quella scuola, quella mattina, è mancata ogni forma di vigilanza: l’insegnante non era in classe e non vi era nessuno in grado di cogliere il malessere di un ragazzo che certamente era entrato a scuola in uno stato particolare”.

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