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13.12.2025

Semestre filtro per entrare in medicina, le critiche sono numerose e provengono da diversi pulpiti

Non è questione di appartenenza politica, ma si tratta di critiche scritte e fatte da ragazzi che si sentono non rispettati e profondamente mortificati da come sono andate le cose nel “cosiddetto semestre filtro” per la selezione per l’accesso alle facoltà a numero chiuso come medicina, odontoiatria e veterinaria.

Legge sul semestre filtro

Il cosiddetto semestre filtro è una novità assoluta introdotta dal decreto legge 71/2025, per l’accesso ai corsi di laurea in Medicina e Chirurgia, Odontoiatria e Protesi Dentaria e Medicina Veterinaria. Questo dispositivo legislativo avrebbe dovuto consentire agli studenti interessati di frequentare le suddette facoltà senza il test d’ingresso, ma attraverso un semestre filtro. Il semestre filtro è un percorso introduttivo pensato per garantire una selezione più equa, prevede tre insegnamenti da 6 CFU ciascuno di Chimica, Fisica e Biologia. Gli esami di profitto sostenuti durante il semestre filtro, tramite test, concorrono alla graduatoria nazionale per l’immatricolazione definitiva.

Alcune critiche pubbliche da pulpiti diversi 

Un giovane studente, frequentante il semestre filtro, Agostino Veronese, ha scritto una lettera aperta indirizzata al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. In tale lettera il giovane studente ha manifestato una profonda amarezza, causata da un’esperienza frustrante che ha ferito l’orgoglio di decine di migliaia di studenti italiani.

Agostino Veronese scrive al Presidente, specificando che il semestre filtro è nato come un’opportunità, come un percorso formativo, come un modo nuovo per scegliere i medici del futuro. 

Ma ciò che è stato realizzato nella realtà è stato l’esatto contrario

• un bimestre impossibile, non un semestre; 

• un carico di studio irraggiungibile in così poco tempo; 

• tre prove costruite senza alcuna trasparenza

• un sistema di vigilanza disomogeneo

• irregolarità gravi

• e soprattutto l’immagine tremenda di un Paese che sembra voler dimostrare al mondo che i suoi giovani non valgono nulla

Lettera aperta al Ministro Bernini

Sul profilo facebook dell’insegnante Caterina Altamore, responsabile del coordinamento Donne Cgil Palermo, si legge una vera e propria lettera aperta al Ministro Bernini.

“Le scrivo come madre, cittadina e come una di quelle “povere comuniste” che voi evocate ogni volta che intendete sottrarvi al confronto reale.Le scrivo perché il dibattito sul cosiddetto semestre-filtro è ormai affollato da semplificazioni e narrazioni comode e false.Nel corso di questi mesi il semestre-filtro è stato descritto dal Governo come un percorso in presenza, dotato di strumenti adeguati per costruire basi solide e affrontare esami impegnativi.La realtà è un’altra: le attività non sono state sei mesi, ma appena tre, con circa un mese e mezzo di lezioni svolte in gran parte in modalità mista o interamente a distanza, spesso non sincrona, senza quel ” rapporto” con la materia che lo studio universitario richiede… parliamo di materie complesse, fondamentali, non di contenuti elementari. Il tempo per prepararsi è stato insufficiente e i risultati degli esami lo dimostrano.Ieri, davanti a Lei, i ragazzi e le ragazze chiedevano solo di non perdere un altro anno, di non essere travolti da un meccanismo più burocratico che formativo.Lei ha scelto di rispondere, davanti alla sua platea, non nel merito, ma con una scorciatoia, urlando: “ Siete dei poveri comunisti…INUTILI!”.Definizione che non smentisce l’accusa, ma rivela un’incapacità di ascoltare chi vive sulla propria pelle le conseguenze di scelte affrettate, pasticciate e non ponderate.Vede, Ministra, da madre ho sentito un senso di smarrimento…Perché non stiamo parlando di appartenenze politiche, ma di un principio elementare: l’obbligo delle istituzioni democratiche di ascoltare chi subisce gli effetti delle loro decisioni…I nostri figli hanno vissuto cambi di regole improvvisi, in una continua altalena tra promesse e smentite.E mentre l’università pubblica affronta ostacoli crescenti, le università private si espandono, offrendo percorsi senza filtri equivalenti e l’accesso non è regolato dal merito, ma dalla disponibilità economica.Il risultato è un principio inaccettabile…chi può pagare studia e chi non può, compete in un’arena sempre più stretta, confusa, ansiogena.È un modello di Paese, il vostro, che sceglie di trasformare il sapere in una merce e il futuro in un privilegio.Il semestre-filtro, così com’è, non seleziona affatto “le teste migliori”: seleziona le teste che sopravvivono a un sistema disordinato, mentre altrove, nelle università private, il denaro spiana ogni difficoltà…una differenza che Lei conosce bene.E dunque sì, Ministra, sono anch’io una POVERA COMUNISTA! Non nel senso caricaturale che lei intende, ma in uno più profondo credo che la scuola e l’università debbano essere ascensori sociali, non specchi delle disuguaglianze…Credo che le figlie e i figli di chi non può pagare le rette dei grandi atenei privati abbiano lo stesso diritto a immaginare e realizzare il proprio futuro…Credo che un governo debba preoccuparsi di questo, non di delegittimare chi glielo ricorda.Le scrivo per difendere un principio costituzionale:le possibilità devono appartenere a tuttə… e il diritto allo studio non è una concessione.E se dire questo significa essere poveri comunisti, allora sì, Ministra, lo siamo…con orgoglio”.

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