Home Attualità Sinopoli (Flc-Cgil): “Mia figlia non farà le prove Invalsi”. Ed è polemica

Sinopoli (Flc-Cgil): “Mia figlia non farà le prove Invalsi”. Ed è polemica

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Sulle “esternazioni” del segretario generale della Flc-Cgil Francesco Sinopoli in fatto di prove Invalsi si sta scatenando in rete una vivace polemica.

Nel corso del Convegno sulla valutazione promosso dal sindacato e dalla Associazione Proteo, il segretario Sinopoli aveva infatti dichiarato che, quando sarà il momento, sua figlia non parteciperà alle prove Invalsi.

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Un commento durissimo arriva da Cinzia Mion, un lungo passato da insegnante e dirigente scolastica, formatrice e ora con un ruolo non secondario all’interno di Proteo.
“Sono indignata” dichiara senza troppi giri di parole e subito aggiunge: “Mi riferisco in particolare all’intervento del segretario dell’importante sindacato della scuola che, discettando di rischio di influenze aziendalistiche e di derive competitive dovute al Sistema Nazionale di Valutazione, sbrigativamente noto come INVALSI, se ne usciva con una bordata che personalmente mi ha lasciato allocchita”.

“Ad un certo momento – aggiunge – dopo aver bistrattato l’Istituto come la causa degli scarsi risultati degli apprendimenti degli studenti, per tema che non avessimo capito bene, come chi scaglia a terra il termometro invece che sforzarsi di capire la causa della febbre, dice ‘io a mia figlia non farò fare le prove Invalsi’. In quel momento mi è parso Salvini che, quando cerca consenso facile, cita i suoi figli”.

Secondo Cinzia Mion le prove Invalsi non possono essere liquidate come il male assoluto senza aver tentato almeno di studiarle e di comprenderne la logica.
I docenti dovrebbero almeno farsi una semplice domanda: “Ma come mai i miei alunni non hanno saputo rispondere a questo quesito, a questo stimolo problematico? “
E poi, successivamente, “invece di inveire e cercare protezione parasindacale et similia” dovrebbero “consultare il sito dell’Invalsi alla pagina ‘Quaderni di approfondimento’ oppure alla sezione ‘Percorsi e strumenti’ per individuare quali sono i processi cognitivi e metacognitivi che gli stimoli delle prove hanno sollecitato e che sono stati magari trascurati nel corso dell’intervento didattico”.

Il tema, insomma, è didattico, pedagogico ed ha a che fare anche con la formazione dei docenti.
Ecco perché Mion conclude chiamando in causa proprio la questione della formazione e rivolgendosi direttamente al segretario della FLC: “Caro Sinopoli, la smetta di opporsi alla formazione obbligatoria in servizio in modo compulsivo, come sta succedendo da parecchi anni. La nostra Scuola soffre di carenza di formazione dei suoi operatori. Mal formati e mal selezionati. Non c’entra l’idea di scuola. Nelle intenzioni è sempre la Scuola della Costituzione ma non lo diventa se non ci sono gli strumenti per garantire “il successo formativo a tutti. Rifletta sul fatto che la responsabilità non sta nel ‘termometro impietoso’ ma in chi non solo non sa curare l’ammalato ma impedisce addirittura a qualcuno, che potrebbe avere la cura adatta, di avvicinarsi a lui”.
L’Invalsi, conclude Mion, non deve servire per fare classifiche, ma per incentivare gli operatori ad attivare processi di miglioramento e non piagnistei o interpretazioni cervellotiche o complottiste.