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Situazione di emergenza, d’Errico (Unicobas): “Colpa del Governo che non ci ha ascoltati”

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Se siamo in questa situazione difficile è perché il Governo e la ministra Azzolina innanzitutto non hanno voluto prendere in considerazione nessuna delle proposte che erano state formulate già nel mese di giugno dai sindacati di base che erano stati ricevuti dal presidente Giuseppe Conte e da diversi Ministri: lo sostiene Stefano d’Errico, segretario nazionale dell’Unicobas che ripropone una sintesi delle soluzioni prospettate a suo tempo.

“I gruppi-classe – sottolinea d’Errico – andavano ridotti a massimo 15 alunni, come ha fatto la Germania, che ha anche speso 500 milioni per sanificare l’aria delle aule, che ha un servizio di trasporti dedicato alla scuola, eppure non riapre il 7 gennaio. Gli spazi andavano risistemati già da febbraio 2020, si dovevano adeguare le strutture pubbliche abbandonate e dovevano essere utilizzati (a costo zero) i pullman dell’esercito, carabinieri, finanza e polizia per snellire la circolazione pubblica”.

“Si poteva evitare di cadere nella seconda ondata della pandemia – prosegue il segretario Unicobas – evitando di seguire le peggiori inclinazioni mercatiste di un’estate impazzita dietro piazze e discoteche zeppe di cretini. Ma soprattutto si poteva evitare di affollare anche per 8 ore le aule con 25 alunni ed insegnanti in 30 metri quadri, quando in un comune esercizio commerciale non si entra che in due alla volta”.

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Ma, secondo Stefano d’Errico, le colpe non sono solamente del Governo perché le Regioni non sono neppure riuscite a spendere i 10 miliardi di euro stanziati per il sistema sanitario “col risultato di avere ora 50mila medici ed ancor più paramedici in meno del necessario e (forse) solo 11mila terapie intensive (da 5mila che erano) contro le 30mila già presenti in Germania prima del primo lock down (salite poi a 50mila)”.

Senza trascurare il fatto che ci si è affidati troppo al mito “salvifico” della digitalizzazione e della didattica a distanza senza essere però riusciti a salvaguardare minimamente né il diritto all’istruzione né tantomeno le condizioni contrattuali del personale; in questa fase, rimarca d’Errico – i sindacati del comparto sono persino riusciti a sottoscrivere un’intesa con l’Aran per ridurre il diritto di sciopero.

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