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Aggiornato il 01.09.2025
alle 09:58

Smartphone, toglierlo dalle mani dei più giovani, ma non solo a scuola: Enrico Galiano non ha dubbi

Le storie di adolescenti assassini raccontate dal giallista ex poliziotto Marco De Franchi nel romanzo «Il silenzio delle rondini» e le fragilità e le paure e fragilità dei giovanissimi raccontate dal prof. Enrico Galiano sono oggi al centro di una lunga chiacchierata pubblicata oggi dal supplemento culturale del Corriere della sera La lettura.

E al centro il tema della responsabilità della famiglia e le lacune della scuola.

Nel corso del dibattitto Galiano esprime con forza le sue idee a riguardo di alcune questioni che sono oggi al centro del dibattito educativo e pedagogico.

Vietare lo smartphone sino a 14 anni (e non solo a scuola)

Chiede l’intervistatore: “Chi sono gli adolescenti? Possiamo azzardare un identikit? Le cronache ci rimandano solo i volti e le menti oscure”. Risponde Enrico Galiano: “Posso dire cosa sta succedendo adesso agli adolescenti. Un’epidemia molto peggiore del Covid: l’epidemia dell’ansia, ansia patologica. Non quella sana che ci protegge e fa parte dell’evoluzione umana. Ma l’ansia che diventa patologica quando scatta anche davanti a una situazione che non è di pericolo. Questo stato d’animo sta ammorbando un’intera generazione. È tempo di fare qualcosa. Comincerei con il togliere quell’aggeggio, lo smartphone, dalle mani dei ragazzi, almeno fino ai 14 anni. Perché questa è una bomba che poi esplode nel loro cervello. E lo capiremo più avanti. Io me la immagino già la scena: quando fra cinquant’anni vedremo un ragazzo con un cellulare in mano ci sembrerà come adesso i fumatori nei cinema o viaggiare in auto senza cinture di sicurezza. Diremo: ma davvero i ragazzi usavano questa cosa. Ma era un mondo di matti!”.

Attenzione, Galiano non si riferisce solo all’uso dello smartphone a scuola ma all’uso dello smartphone in sé. Che andrebbe tolto dalle mani degli adolescenti sempre, e non solo a scuola !

Genitori trasformati in nonni

Marco De Marchi sottolinea poi che una delle spiegazioni possibili del disagio degli adolescenti risieda anche nella crisi delle agenzie educative (famiglia e scuola) e nell’assenza di modelli di riferimento a cui ispirarsi.

Partendo dalla sua esperienza con adolescenti della scuola media Galiano ricorda due aspetti. IL primo ha a che fare con il poco tempo che i genitori riescono oggi a passare con i figli: “da qui nascono tutta una serie di mostri. Il primo è l’incapacità dei genitori di dire dei no. E non è vero, come sostengono certi opinionisti, che siamo tutti impazziti. Il fatto è che se tu hai poco tempo da passare con tuo figlio, non hai voglia di dirgli dei no. Vuoi godertelo. Diventi un po’ il nonno. Il nonno, infatti, dice sempre di sì”.

La scuola e gli insegnanti: perchè vengono screditati?

Il secondo «mostro»  – dice Galiano – è lo screditamento totale che ha subito la scuola in questi ultimi anni. Da un lato viene sovraccaricata di compiti: i professori devono essere insegnanti, psicologi, intrattenitori. Ma dall’altro lato non riconosciamo l’importanza di queste figure, i professori vengono attaccati come gli «ammazzasogni», frustrati che lavorano solo nove mesi all’anno”

Merito: la grande bugia del privilegio travestito

La chiacchierata si conclude con una un domanda provocatoria: “Facciamo questo esercizio di immaginazione: Galiano ministro dell’Istruzione e del merito”. “È una risposta facile per me – dice Galiano – . Toglierei la parola «merito». Una delle più grandi bugie che siano mai state dette. Il merito non esiste. Per il 99,999 per cento il merito è solo privilegio travestito. I ragazzi svogliati che non si impegnano sono quelli che non hanno avuto le stesse possibilità degli altri. Partono già svantaggiati e poi gli viene detto che non hanno meritato…

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