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Sostegno, il 36% dei docenti non è specializzato e mancano gli “assistenti all’autonomia”: lo dice l’Istat

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Mancano gli insegnanti specializzati e il 36% dei docenti per il sostegno viene selezionato dalle liste curricolari; sono docenti che rispondono ad una domanda di sostegno non soddisfatta, ma non hanno una formazione specifica per supportare al meglio l’alunno con disabilità. A scriverlo è l’Istat, nel report annuale “Inclusione scolastica degli alunni con disabilità“, pubblicato il 6 febbraio.

Sud indietro e pochi corsi

La mancata specializzazione dei docenti, spiega l’Istat, è più frequente nelle regioni del Nord, dove la quota di insegnanti curricolari che svolge attività di sostegno sale al 47%, e si riduce nel Mezzogiorno attestandosi al 21%.

Anche la formazione in tecnologie educative, fondamentale per l’utilizzo corretto della strumentazione a supporto della didattica, sarebbe “ancora poco diffusa: nel 12% delle scuole italiane nessun insegnante per il sostegno – dice l’istituto di statistica – ha frequentato un corso specifico per l’utilizzo appropriato delle tecnologie a supporto della didattica, nel 64% delle scuole soltanto alcuni docenti hanno frequentato corsi, mentre nei restanti casi (24%) tutti gli insegnanti hanno frequentato almeno un corso”.

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Mancano assistenti all’autonomia e alla comunicazione

Ma le carenze di supporti specialistici per gli alunni disabili non finiscono qui: sempre l’Istat ha accertato che mancano all’appello molti “assistenti all’autonomia”, soprattutto “nelle regioni del Mezzogiorno”.

Nelle scuole italiane gli assistenti all’autonomia e alla comunicazione (assistente ad personam) che affiancano gli insegnanti per il sostegno, sono poco meno di 54 mila (19 per 100 alunni con disabilità).

Si tratta di operatori specializzati, finanziati dagli enti locali, la cui presenza può migliorare molto la qualità dell’azione formativa facilitando la comunicazione dello studente con disabilità e stimolando lo sviluppo delle abilità nelle diverse dimensioni della sua autonomia.

A livello nazionale il rapporto alunno/assistente è pari a 4,8; nel Mezzogiorno cresce a 5,8 con punte massime in Campania e in Molise, dove supera rispettivamente la soglia di 14 e 13 alunni per ogni assistente.

La presenza di assistenti aumenta nelle regioni del Centro e del Nord (4,4), raggiungendo i livelli più alti nella Provincia Autonoma di Trento e nelle Marche, con un rapporto che non supera la soglia di 3 alunni per assistente.

Non è facile avere  le “chiavi”

Si avvalora, quindi, la tesi, espressa alcuni giorni fa alla Bicocca di Milano dall’associazione Laribinto-Progetti Dislessia onlus, secondo la quale a crescente numero di alunni con limiti di apprendimento (““Tra Dsa, disabilità e altri problemi, si parla di oltre un milione di ragazzi in Italia”), non corrisponde un’adeguata preparazione didattica dei docenti. A partire da quelli curricolari.

E molti non ce la fanno a fronteggiare la mole di impegni che richiedono gli alunni “speciali”.Perché per conoscere bene uno studente con difficoltà, occorre anche sapere quali sono le “chiavi” e gli strumenti da adottare.

La necessità di essere preparati, avevamo scritto, diventa fondamentale dal momento che il docente è solo raramente affiancato da una rete di esperti (psicologi, assistenti sociali, logopedisti, ecc.), il cui apporto sarebbe utilissimo nel percorso formativo di ogni alunno con bisogni speciali.

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