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05.03.2026

Sostegno INDIRE vs TFA, Pittoni: accanimento nel cercare “vizi di forma” o “difetti di istruttoria” alimenta una guerra tra colleghi

Non si placa la polemica riguardo ai punti attribuiti ai percorsi di sostegno INDIRE per le GPS 2026/2028.

La tabella A/7 dei titoli valutabili per le graduatorie provinciali di I fascia per le supplenze su posto di sostegno nelle scuole di ogni grado contiene infatti un aspetto che sta facendo particolarmente discutere: ai percorsi di specializzazione su sostegno dell’INDIRE sono attributi 12 punti.

In proposito, Mario Pittoni, Responsabile Nazionale Dipartimento Istruzione, aveva così commentato sui social: “Era un impegno personale, al quale pochi credevano nonostante le mie periodiche rassicurazioni: nelle tabelle allegate all’Ordinanza del MIM appena pubblicata trovate i 12 punti che premiano l’esperienza necessaria per accedere ai corsi INDIRE di specializzazione sul sostegno”.

Ma su questo non sono mancate appunto le polemiche da parte di alcuni docenti, che sottolineano come di fatto, in questo modo, vengano equiparati due percorsi, il TFA sostegno e i corsi Indire, che richiedono impegno e spesa assolutamente non equiparabili.

Tanto che, ancora una volta, Pittoni è intervenuto sui social per spiegare gli aspetti più controversi. Aa ultimo, lo ha fatto con una nota tecnica pubblicata il 5 marzo.

La questione dei CFU: 40 contro 60

Una delle critiche più ricorrenti riguarda il numero di crediti formativi universitari (CFU). Secondo i detrattori, l’equiparazione tra titoli sarebbe illegittima perché i percorsi INDIRE prevedono 40 CFU, mentre il TFA sostegno arriva a 60.

Pittoni replica sostenendo che i 20 CFU mancanti corrispondono al tirocinio. Nel sistema universitario, infatti, il tirocinio ha lo scopo di simulare l’esperienza in classe. I docenti che accedono ai percorsi INDIRE, invece, hanno già svolto attività didattica reale e certificata per anni.

Secondo questa impostazione, l’esperienza professionale maturata sul campo può essere considerata equivalente ai crediti di tirocinio.

Il nodo del titolo “universitario”

Un’altra critica riguarda la natura dei titoli rilasciati: secondo alcuni non sarebbero pienamente universitari.

La risposta contenuta nella nota tecnica è netta: i corsi vengono comunque erogati dalle stesse università che organizzano i percorsi di specializzazione tradizionali, oppure in convenzione con esse, sotto la supervisione del Ministero dell’Università e della Ricerca.

La presenza di INDIRE nel processo formativo, dunque, non sarebbe un elemento che riduce la qualità scientifica del percorso. Contestare la validità di questi corsi, sostiene Pittoni, equivarrebbe a mettere in discussione sia l’ente pubblico che li promuove sia gli atenei coinvolti nella loro realizzazione.

Il principio europeo di riconoscimento dell’esperienza

Un altro punto centrale della nota riguarda la presunta “irragionevolezza” dell’equiparazione dei titoli.

Secondo Pittoni, sarebbe invece irragionevole ignorare l’esperienza professionale acquisita da migliaia di insegnanti precari. A sostegno della sua tesi richiama il sistema europeo di riconoscimento delle competenze noto come Validation des Acquis de l’Expérience (VAE), che invita gli Stati membri dell’Unione Europea a valorizzare le competenze maturate nel lavoro.

In questo quadro, i percorsi INDIRE rappresenterebbero l’applicazione di un principio già consolidato a livello europeo: le competenze professionali acquisite sul campo possono essere considerate equivalenti a quelle ottenute attraverso percorsi accademici tradizionali.

L’analogia con i percorsi abbreviati

Un’ulteriore obiezione riguarda il confronto con i percorsi abbreviati di abilitazione su materia. Secondo i critici, il paragone non reggerebbe perché i corsi INDIRE rappresenterebbero una prima specializzazione sul sostegno.

Pittoni sostiene invece che l’analogia sia coerente. Il sistema formativo, infatti, già prevede riduzioni dei crediti per chi possiede titoli o competenze pregresse. Se lo Stato accetta che un docente possa abilitarsi con meno CFU grazie a titoli già posseduti, dovrebbe accettare anche che un insegnante con anni di servizio possa specializzarsi con un percorso più breve.

In entrambi i casi il principio è lo stesso: riconoscere competenze già acquisite.

Il rischio di una “guerra tra colleghi”

Nelle conclusioni della sua nota, Pittoni critica l’uso di tecnicismi giuridici che, a suo giudizio, rischiano di ignorare la realtà del precariato scolastico. La continua ricerca di “vizi di forma” o “difetti procedurali” rischierebbe di alimentare una contrapposizione tra docenti specializzati tramite TFA e insegnanti con esperienza pluriennale sul sostegno.

Secondo il senatore, questa divisione non contribuisce a migliorare la qualità dell’inclusione scolastica, che dovrebbe invece restare l’obiettivo principale del sistema educativo.

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