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Sostegno, mille docenti in meno

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Mille docenti di sostegno in meno per il prossimo anno scolastico.
E’ l’ennesimo tentativo del Ministero dell’Istruzione per provare a ridurre la spesa per il personale. Ma, a dispetto di tutte le politiche di contenimento degli ultimi anni, il numero degli insegnanti di sostegno all’integrazione dei disabili cresce al ritmo di circa 4.000 l’anno. Tutti i ragazzi disabili frequentano la scuola comune. Ai dati sull’handicap il dicastero di viale Trastevere ha dedicato una recente pubblicazione che svela un consistente incremento degli alunni in situazione di handicap e, di conseguenza, del personale.

I disabili che frequentano la scuola statale nel corrente anno scolastico sono 146.389; erano 113.289 cinque anni fa. La loro incidenza sul totale della popolazione scolastica è quasi del 2%, una cifra molto vicina a quella dell’incidenza dell’handicap sulla popolazione complessiva. Il dato dimostra, quindi, che l’obiettivo dell’integrazione di tutti i ragazzi in età scolare è stato raggiunto: un traguardo che sembrava impossibile 30 anni fa, quando cominciarono ad aprirsi agli handicappati le porte delle scuole e delle classi comuni. Restano da capire le forti disomogeneità territoriali, per cui l’incidenza di alunni portatori di handicap varia dal minimo dell’1.32% della Basilicata al massimo del 2,10% del Lazio. Valentina Aprea, sottosegretario all’Istruzione, nel corso di un’audizione alla commissione bicamerale Infanzia, ha sostenuto che la spiegazione sta nella «disomogeneità nella valutazione delle certificazioni dell’handicap».
E la crescita del numero di alunni disabili sarebbe inoltre dovuta a una sorta di “deriva” del concetto di handicap, dilatato fino a comprendere anche il disagio sociale. Un’esplicita denuncia, quindi, delle diagnosi facili cui ha fatto seguito il rimedio escogitato dalla legge finanziaria 2003 di affidare a un provvedimento del Presidente del Consiglio, in fase di preparazione, l’individuazione di criteri atti a rendere più rigoroso il rilascio delle diagnosi di handicap da parte delle Aziende sanitarie locali. Oltre 18.000 insegnanti in più. Gli insegnanti di sostegno, nell’anno scolastico 2002/03, sono 75.288. Circa 1/3 dei posti è in deroga rispetto al parametro di un docente di sostegno ogni 138 alunni. Il Ministro dell’Istruzione vorrebbe tagliare 1.000 posti il prossimo anno puntando su una riduzione delle diagnosi e delle deroghe. Queste ultime non saranno più di competenza dei capi d’istituto ma dei direttori regionali. Il rapporto è di circa un docente specializzato ogni due alunni portatori di handicap. Il 43% dei docenti di sostegno lavora con incarico a tempo determinato. In alcune regioni si verificano situazioni paradossali: in Lombardia, su 9.255 insegnanti di sostegno 5.537 sono supplenti e solo 3.718 sono di ruolo; i supplenti coprono circa il 50% dei posti in Emilia Romagna, in Veneto, in Piemonte, in Liguria, in Friuli, in Toscana.
E’ un fenomeno che crea discontinuità nella relazione didattica e che a volte vanifica lo sforzo d’integrazione dell’alunno disabile. Osservazioni e proposte del Cnel. Nel corso di un’assemblea dello scorso 15 gennaio il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (Cnel) ha approvato un insieme di osservazioni e proposte per l’integrazione scolastica, con lo scopo di «offrire utili strumenti di analisi, di riflessione e di confronto alle parti sociali». Il documento esprime un apprezzamento positivo per le tante “buone prassi” presenti nell’esperienza italiana che, insieme alla legislazione specifica in materia, «consentono di affermare che l’integrazione scolastica in Italia è la più avanzata di tutta l’Europa». Non vengono comunque sottovalutati i problemi: differenze tra i vari istituti, scarsa continuità dei progetti di integrazione. Ci sono poi le questioni aperte: il conflitto di competenze tra Province e Comuni relativamente al supporto organizzativo all’integrazione nelle scuole superiori; la preparazione degli insegnanti di sostegno, per lo più data in appalto a vari enti; la redazione non chiara delle diagnosi funzionali; l’utilità di diffondere le buone prassi; la realizzazione di enti di documentazione e di consulenza per le scuole e per i docenti di sostegno.


Giovanni Scaminaci (in Il Sole 24 Ore Lunedí 24 marzo 2003)