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Sostegno, niente nomine annuali: in un tecnico di Bologna ne mancano 30, lezioni a turno

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Possono mancare 30 docenti di sostegno in un istituto superiore all’avanguardia per i progetti d’integrazione degli studenti disabili?

Accade al tecnico commerciale Salvemini di Casalecchio di Reno, dove “nonostante le lezioni siano iniziate da venti giorni mancano ancora una 40 insegnanti, di cui una trentina di sostegno”, riporta l’Ansa riassumendo un articolo-denuncia di Qn.

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La situazione dell’istituto emiliano è quella, probabilmente con numeri maggiori, che stanno vivendo tantissimi altri istituti: i ritardi della macchina organizzativa scolastica, infatti, hanno spostato in avanti le nomine annuali. Anche quelle sul sostegno. E all’appello ne mancano oltre 20mila.

Si salvano solo le scuole che nominano fino ad “avente diritto”, tramite supplenze brevi. Però non tutti lo fanno: prima di tutto perchè dovrebbe essere imminente la nomina degli ambiti territoriali, ma soprattutto perchè si vuole evitare il tourbillon di docenti. Non di rado, infatti, ci sono spostamenti anche per via delle assegnazioni provvisorie ancora da definire.

Vista la situazione, il dirigente scolastico, Carlo Braga, ha deciso di rivolgersi alle famiglie per concordare la presenza a scuola alternata dei figli che necessitano del sostegno: decidendo quindi con loro giorni ed orari nei quali i ragazzi disabili possano stare a casa.

“Ai genitori – spiega il ds – ho descritto la situazione e l’impossibilità della scuola di fare fronte a questa emergenza. Da qui la richiesta alle famiglie che possono, di tenere a casa a turno i loro ragazzi”.

Il preside aggiunge che si è trattata di “un’iniziativa sofferta: ma come posso fare a distaccare trenta insegnanti curricolari da altrettante classi per dedicarli ai disabili? Appena l’ho fatto, e tanti professori hanno accettato con generosità, il sindacato ha manifestato la sua contrarietà… Ci abbiamo messo tutto l’impegno ma una situazione eccezionale richiede soluzioni eccezionali”.

Non vogliamo, come nostro costume, entrare nel merito della questione. Permetteteci, però, di porre un paio di domande: perché si cerca di spostare il problema sul piano sindacale, anziché rimarcare chi ha determinato questa situazione kafkiana? Perché non si dice, in modo chiaro, che i ritardi dell’amministrazione scolastica si riversano sul diritto allo studio di alunni e famiglie, che già devono fare i conti con i loro problemi?

 

 

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