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Spending review, il Pd non ci sta: ecco gli emendamenti sulla scuola

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  • GUERINI
La posizione critica del Partito democratico sulla necessità di modificare molti dei provvedimenti inclusi nel decreto sulla spending review, approvato la scorsa settimana dal Cdm, si sta traducendo in una serie di emendamenti. Da presentare sia alla Camera che al Senato.
Nel primo caso a farsi portavoce della richiesta ufficiale delle modifiche da apportare al decreto salva conti dello Stato è la responsabile del settore per il partito, Francesca Puglisi, reduce da un incontro con una rappresentanza dei precari della scuola.
Puglisi ha detto che “l’Italia ha bisogno di una scuola pubblica di qualità per tornare a crescere. Per questo il Partito Democratico chiede con forza al Governo di correggere le misure sulla scuola che prevedono di immettere nelle classi, a prescindere dalla materia e dall’ordine di scuola per cui sono abilitati ad insegnare, 10.000 docenti in esubero, tagliando fuori altrettanti contratti annuali di docenti specializzati. Quelle risorse professionali in esubero possono essere utilizzate per rendere realtà l’organico funzionale delle scuole, previsto dal decreto semplificazioni“.
Il Pd non accetta nemmeno la sorte, tra gli Ata, che il Governo sembra aver assegnato ai 3.500 inidonei. “Chi è colpito da malattia – prosegue l’esponente Pd – deve poter continuare a dare il proprio apporto per tenere vive le biblioteche scolastiche o poter andare in pensione con i criteri pre Fornero o con l’istituto della dispensa, a meno che non si creda che sia indifferente la competenza e professionalità per l’efficiente funzionamento delle segreterie scolastiche“.
Critiche anche per la riduzione del contingente di prof da destinare all’insegnamento fuori l’Italia: Puglisi ha ricordato che “il totale degli insegnanti di ruolo e del personale ATA in servizio all`estero ammonta a 1.053 unità. Su questo totale è già prevista per il prossimo anno scolastico una riduzione di 59 unità. La Francia invia all`estero 6.500 insegnanti di ruolo, la Germania 1992. Questi numeri, da soli, dovrebbero far riflettere sull`importanza di mantenere una presenza qualificata nella promozione della lingua e della cultura all`estero“.
Intanto, nell’altro ramo del Parlamento, la senatrice Vittoria Franco, anche lei Pd, si preoccupa per l’abolizione dei “tetti” riguardanti le tasse di frequenza universitari. “In molti atenei, non ultimo quello di Firenze, – ha detto Franco – gli studenti stanno scendendo in piazza per protestare. Il provvedimento sulla spending review contiene infatti norme che consentirebbero l’aumento indiscriminato delle tasse universitarie, aggirando le disposizioni di contenimento attualmente vigenti. Si tratterebbe di aumenti intollerabili, visto che l’incremento delle tasse regionali sul diritto allo studio è già in vigore“.
Per questo il Pd si appresta a presentare emendamenti per rimuovere la possibilità di un ulteriore aumento delle tasse universitarie: secondo la senatrice Franco, la sua applicazione “penalizzerebbe non solo gli studenti già iscritti ma anche coloro che vorrebbero accedere agli studi universitari, già in diminuzione. Il rischio è, infatti, che si colpiscano i giovani più svantaggiati e che l’ascensore sociale diventi ancora più lento“.
Resta ora da capire come il Governo è intenzionato a replicare ad un eventuale accoglimento di questi emendamenti: il Pd, è bene ricordarlo, è uno di quei partiti che sostiene l’attuale esecutivo guidato dal premier Mario Monti. Il quale non potrà certo rimanere insensibile a certi messaggi, soprattutto se sostenuti da diversi parlamentari, anche di altri partiti. Ma il Governo non potrà nemmeno venire meno alle esigenze di far quadrare i conti pubblici. Anche i tempi ristretti e le alternative scarse giocano contro. È probabile, quindi, che ancora una volta si tenti la strada della mediazione. Con una conferma sostanziale dell’impianto ed alcuni emendamenti approvati (magari parzialmente). L’unica strada, a nostro parere, francamente percorribile.