Breaking News
Aggiornato il 12.11.2025
alle 16:28

Contratto scuola, Landini: se ai lavoratori basta il 6% d’aumento (contro 18% d’inflazione) siamo pronti a firmarlo pure noi, ce lo dicano con referendum

“Sul rinnovo del contratto della scuola, non firmato dalla Cgil” il 5 novembre all’Aran, stanno raccontando delle bugie, delle balle”: lo ha detto Maurizio Landini, segretario generale della Cgil.

Durante un’iniziativa del sindacato Confederale, rilanciando la proposta sui contratti, il sindacalista ha detto che sull’ipotesi di contratto collettivo 2022/24 di Istruzione, Università, Ricerca è giunto il momento di ascoltare il parere la “base”.

E lo stesso consiglia di fare a chi invece ha apprezzato lo sforzo del Governo Meloni nel proporre aumenti pari a circa il 6% per tutti i dipendenti pubblici, Istruzione compresa: “se sono così convinti che questo contratto piace agli insegnanti – ha sottolineato Landini -, lo sottopongano al referendum, al voto dei lavoratori pubblici e delle lavoratrici pubbliche, e se la maggioranza lo approva, saremmo pronti anche noi ad accettarlo“.

Quindi, il sindacalista chiede con veemenza: “Questa cosa perché non la fanno? Perché i numeri sono sotto gli occhi di tutti: l’inflazione nel triennio 2022-24 è aumentata del 18% e questi contratti arrivano a malapena al 6%. Quindi di fatto si sta programmando una riduzione del potere d’acquisto dei lavoratori pubblici”, conclude Landini.

Anche nei giorni scorsi, Landini aveva detto che “di fronte a un’inflazione del 18% ha proposto aumenti del 6% e siccome noi abbiamo detto che non li firmiamo l’accusa è che saremmo noi che non vogliamo dare soldi ai lavoratori”.

Le parole di Landini si sposano in pieno con quelle pronunciate da Gianna Fracassi, segretaria generale Flc-Cgil: all’indomani del ‘no’ formulato dal sindacato alla proposta dell’Aran, la sindacalista ha detto alla Tecnica della Scuola che le risorse messe su questo contratto di lavoro di Istruzione e Ricerca impoveriscono gli stipendi dei lavoratori della scuola perché equivalgono a meno di un terzo dell’inflazione cresciuta nell’ultimo periodo.

“Gli escamotage propagandistici sui futuri contratti – ha detto Fracassi riferendosi evidentemente alle cifre divulgate in queste ore comprendenti i futuri due Ccnl – non ci interessano: oggi c’è un’emergenza salariale e se c’è da pagare una bolletta non posso dire che la pagherò nel 2030 quando arriveranno i soldi”.

La leader dei lavoratori della Conoscenza Cgil si è detta quindi “convinta che se tutti i sindacati avessero abbandonato posizioni di acquiescenza alle scelte del governo, avremmo spuntato risorse aggiuntive. Noi adesso comunque non ci fermeremo”.

La Cgil a breve proclamerà lo sciopero generale, perché “su salari e precarietà dobbiamo dare battaglia. Colgo l’occasione per fare un appello alle altre organizzazioni sindacali: scendete in campo con noi su questi temi”, ha concluso Fracassi.

Non sei ancora un utente TS+?

Registrati gratuitamente in pochi passi per ricevere notifiche personalizzate e newsletter dedicate