Correva l’anno 1964, eravamo già nel mese di dicembre e il Governo decide finalmente, che anche i bambini e le bambine di tre-sei anni devono poter frequentare una “vera” scuola pensata su misura per loro, una scuola cioè finalizzata alle loro esigenze psico-evolutive.
All’epoca c’erano scuole materne private, per la maggior parte gestite da enti religiosi (molte era comunali) ma non ne esistevano di statali.
Il dibattito parlamentare sul ddl 1897 “Istituzione di scuole materne statali” fu vivacissimo per tutto il 1965: la proposta di legge, sostenuta in particolare dalla Democrazia Cristiana e dal Partito Socialista, venne osteggiata, per opposte ragioni, sia dal Partito Comunista sia dai partiti della destra (MSI soprattutto); per i comunisti la legge era troppo “timida” e non adeguatamente finanziata.
A gennaio del ’66 sembra che l’accordo poiltico sia stato raggiunto e il provvedimento viene portato in aula. Il 19 gennaio, a sostenere il ministro dell’istruzione Luigi Guigi, si presentò alla Camera Aldo Moro in persona, all’epoca Presidente del Consiglio.
Moro pose la questione di fiducia che venne prontamente votata dai deputati della maggioranza di centro-sinistra.
Nella seduta del giorno successivo, però, i deputati furono chiamati ad approvare gli articoli della legge; la votazione, effettuata a scrutinio segreto, fu fatale per il Governo: si contarono 3 astensioni, 221 voti a favore e 250 contrari.
Aldo Moro non ci pensò due volte: convocò subito il Consiglio dei Ministri e decise che la soluzione era solo una e poche ore dopo si presentò dal Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat per rassegnare le proprie dimissioni.
Si dirà: erano altri tempi.
E’ vero, parliamo di 60 anni fa, ma erano anche altri uomini e altre donne.