Sulla lotta alle discriminazioni e all’odio razziale la scuola deve essere in prima linea. A dirlo in esclusiva alla Tecnica della Scuola – nel giorno in cui alla Camera si è discusso del cartello “L’Italia agli italiani” esposto da alcuni studenti in un liceo di Cesena, con i deputati di Futuro Nazionale che hanno chiesto al ministro Valditara di valutare provvedimenti nei confronti dei docenti che hanno sanzionato gli alunni – è Antonio Fiumefreddo, avvocato e giurista catanese, fondatore dei Comitati per chiedere all’Autorità giudiziaria di valutare l’incriminazione del generale Roberto Vannacci, “per istigazione all’odio e tentata ricostituzione del disciolto partito fascista”.
“Quando ho promosso la nascita dei Comitati”, spiega Fiumefreddo, “non ho pensato soltanto alle città come luoghi geografici di mobilitazione civile, ma ho posto l’attenzione anche alle comunità sociali, ai luoghi in cui ogni giorno si forma la coscienza pubblica del Paese. Tra questi, la scuola viene al primo posto. È nella scuola che le nuove generazioni possono comprendere, senza retorica e senza semplificazioni, che cosa sia stato il fascismo in Italia e in Europa. Non una parentesi folcloristica, non un’opinione tra le altre, ma un sistema di violenza e di discriminazione, di soppressione delle libertà, di persecuzione politica e razziale, di guerra”.
“Per questo gli studenti non possono essere spettatori passivi della società“, prosegue l’avvocato, “ma possono e devono diventare i primi custodi della memoria civile, i precursori degli anticorpi democratici contro ogni tentativo di minimizzare, normalizzare o riproporre linguaggi e pratiche che appartengono alla tragedia del Novecento. La memoria, però, non vive da sola, ma, per essere coltivata, ha bisogno di studio, di parole ponderate, di insegnanti liberi, di istituzioni scolastiche consapevoli. Ha bisogno di una comunità educante capace di spiegare che la Costituzione repubblicana non è neutrale rispetto al fascismo, perché nasce dalla sua sconfitta e fonda su quell’esperienza il proprio patto democratico”.
La scuola, ribadisce il legale, “può avere un ruolo decisivo proprio nell’aiutare i ragazzi a riconoscere la differenza tra un’opinione anche dura e la propaganda che disumanizza, tra il dissenso e la delegittimazione della democrazia. Se vogliamo che il ‘mai più’ non diventi una formula vuota”, conclude Fiumefreddo, “dobbiamo consegnarlo agli studenti come responsabilità viva; e non per arruolarli in una battaglia di parte, ma per renderli cittadini liberi, consapevoli e capaci di difendere la Costituzione quando i suoi principi vengono messi alla prova“.