Esce per Algra Editore, “Storia d’amore e d’archeologia” di Marinela Fiume, scrittrice affermata, promotrice culturale e studiosa del mondo femminile, con particolare attenzione alle siciliane scordate o ignorate dalla storia e dalle accademie, ma che lei cerca di portare alla giusta attenzione del mondo e della cultura.
Libro inteso questo ultimo, tra il romanzo e il saggio, la biografia e la diaristica, nonché diviso in quadri, in ognuno dei quali il pezzo di storia narrata lentamente prende forma per poi passare, conclusa, all’altra raffigurazione, fino al suo estremo termine, in sintonia col romanzo.
Ma ha pure la componente del saggio storico e della biografia, per le ricerche effettuate attorno ai personaggi di questa singolare storia d’amore, fra il famoso archeologo rumeno, Dinu Adamesteanu, rifugiato in Italia con l’avvento del comunismo, e l’inglese Daphne Phelps, nipote del pittore Robert Kitson, nonché scrittrice e raffinata intellettuale.
Luogo privilegiato, una Sicilia floreale e decadente, nel senso proprio del suo intendimento letterario, che si svela nella Taormina dopo la Seconda guerra e in particolare a Villa Cuseni, dove l’intellighenzia europea si dava appuntamento, prima che il turismo di massa togliesse questo fascino alla città, e quando artisti di ogni angolo del mondo vi si recavano, sulle orme di Goethe che l’aveva cantata per i popoli delle brume nordiche.
E allora, qui, fra i luccichii del golfo di Naxos e le asperità del monte Tauro, guardati a vista dall’Etna, vigoroso vulcano, nasce questa struggente storia d’amore, gentile, come la pelle diafana di Daphne e i suoi occhi di mare, ma pure forte, come Dinu Adamesteanu, l’archeologo che nelle ricerche della bellezza classica, vuole trovare, scavando, anche parte di se stesso, della sua origine e della sua esistenza, e pure l’anima della donna inglese che l’ha conquistato, come le fascinazioni che porta alla luce dopo ogni scavo.
Svelatrice di questi intrecci, la nipote di madame Luise, Nicole che si fa raccontare dalla zia, ospite di Casa Cuseni, le vicende sentimentali legate ai due, ma di Daphne in particolare, di cui l’anziana legge il libro: “Una casa in Sicilia”, e che conobbe, bella e gentile, anni addietro.
Occasione propizia per Fiume di dipanare la brillante storia della villa medesima, di proprietà del dottor Francesco Spadaro, coi suoi tanti illustri ospiti, e pure una simile storia d’amore fra Nicole, che ricompone i cocci della vicenda sentimentale fra Dinu e Daphne, e Alessio, un giovane archeologo, che riordina i reperti dei suoi scavi e pure le passioni della sua vita.
Un pellegrinaggio, dunque, dentro sentimenti paralleli e turbamenti d’animo, ma anche attorno alla città di Taormina e più in generale della Sicilia che viene lentamente svelata, grazie anche a un gruppo di lettere, legate da un nastro rosso, che diventano palesamento dell’anima dell’archeologo, in somiglianza delle sue ricerche che conduce dalle parti di Gela, tra “l’Itinerario Antonini” e la “Philosophiana” che lambisce la Villa del Casale, forse dimora del “Philosophus”, nelle cui stanze i contadini avevano visto dipinte donne nude ballare, come racconta Vincenzo Consolo.
E Marinella Fiume, fra le balze dell’archeologia e i bagliori del mare che lambisce Taormina, dove veleggiano le brezze di Casa Cuseni coi segreti di Daphne, racconta una storia che sarebbe rimasta sconosciuta se non avesse indagato e cercato lettere e documenti, testimonianze e ricordi sparsi fra coloro che ne ascoltarono e ne seppero le storie.
Accadimenti che più suggestivi, per passione e struggimento, non potevano essere, considerata sia la statura culturale e professionale di Adamesteanu, erede di Paolo Orsi e di Bernabò Brea, sia di Daphne Phelps, donna intrepida, fuori dagli schemi di quei tempi, nonché scrittrice raffinata e colta.
Una storia che avvince, non solo per i paesaggi di struggente bellezza che descrive, ma anche per le passioni che la intrecciano, tra amore e archeologia, tra scavi nella bellezza e svelamenti di amori che all’armonia portano.
