Le notizia di giovani studenti che recano a scuola con il coltello, addirittura con il machete, sembra che stiano producendo casi di emulazione. L’ultima, in particolare, ha dell’incredibile: uno studente di una scuola media dell’Alto Adige è stato denunciato alla Procura presso il Tribunale per i minorenni di Bolzano per aver portato a scuola un coltello fabbricato con una stampante 3D.
L’indagine, riporta l’agenzia Ansa, è stata avviata dopo che il personale della scuola ha rinvenuto e consegnato ai Carabinieri un coltello a scatto in materiale plastico, con una lama di circa 8 centimetri, trovato in possesso di un alunno. Gli accertamenti successivi hanno rivelato che l’oggetto era stato fornito da un compagno di scuola.
Il giovane, accompagnato dai genitori, si è presentato spontaneamente alle autorità giudiziaria che ha disposto una perquisizione domiciliare. L’operazione ha permesso di sequestrare una stampante 3D e diversi altri coltelli a scatto in polimero, interamente progettati e assemblati dal minore.
Nei confronti dello studente, riporta ancora l’Ansa, “è scattata la denuncia per i reati di fabbricazione e detenzione di oggetti atti a offendere. I Carabinieri sottolineano come la tempestività del personale scolastico e la collaborazione delle famiglie abbiano permesso di circoscrivere un episodio potenzialmente pericoloso, impedendo che la disponibilità di tali strumenti potesse degenerare in fatti più gravi”.
Nella stessa giornata, uno studente minorenne italiano di una scuola superiore di Asti è stato sorpreso in classe con un coltello a serramanico dalla lama di otto centimetri durante la lezione di laboratorio: a notare l’arma è stata l’insegnante che, dopo averla vista in mano al ragazzo, ha immediatamente allertato i carabinieri, che sono sono intervenuti con solerzia procedendo al sequestro del coltello.
L’Ansa scrive che “il minorenne non avrebbe estratto la lama con intenti minacciosi o aggressivi nei confronti dei compagni. Lui stesso ha riferito di volerla utilizzare come strumento di lavoro durante il laboratorio tecnico a cui stava prendendo parte. Sono in corso accertamenti per valutare eventuali responsabilità a suo carico”.
Da una ricerca del Polo Ricerche di Save the Children, realizzata con il supporto dei ministeri della Giustizia e dell’Interno, sembra che siano sempre di più i ragazzi che vanno in giro con quelle che vengono etichettate come “armi improprie”: coltelli, tirapugni, mazze, catene e anche storditori elettrici, risulta dallo studio, sono un fenomeno in crescita in Italia dove in compenso il tasso di minorenni che delinquono, pur se in aumento, resta tra i più bassi in Europa.
La ricerca è un’anticipazione del rapporto intitolato “A mano armata”, un’indagine sulla diffusione della violenza giovanile tra percezione e realtà” che sarà presentato a marzo.
I primi dati non sono confortanti: nell’ultimo quinquennio, i minori segnalati per porto di armi improprie sono più che raddoppiati. Secondo Save the Children, dal 2019 al 2024, sono passati da 778 a 1946. E la tendenza sembra destinata a peggiorare: nel solo primo semestre del 2025 i minori che sono stati trovati con coltelli, bastoni e catene sono già 1096.
Risultano in lieve aumento, negli ultimi 10 anni, anche i minori in contatto con il sistema di giustizia perché sospettati o responsabili di un reato: da 329 ogni 100mila abitanti nel 2014 sono passati a 363 nel 2023. Il tasso rimane comunque uno dei più bassi tra i Paesi d’Europa: nel 2023, 2.237 ogni 100mila abitanti in Germania, 1.608 in Francia, 2.118 in Austria, 824 in Svizzera, addirittura 8.403 in Ungheria, con un aumento di più del 1.000% dal 2014.
Giorgia D’Errico, direttrice Relazioni Istituzionali di Save the Children, auspica “un dibattito che non strumentalizzi questi drammatici episodi, ma ponga realmente al centro dell’agenda politica la questione giovanile. Nel farlo, è fondamentale tenere presente che spesso i casi di violenza giovanile si inseriscono in un vuoto più grande: quello di luoghi e relazioni capaci di accogliere. Sono necessari un impegno collettivo e politiche fondate sulla prevenzione, l’inclusione e l’educazione, che mettano al centro l’ascolto, il sostegno psicologico, l’educazione alle relazioni e il supporto a famiglie e scuole per costruire comunità vive”, ha concluso la direttrice.