Momenti di tensione all’Itis Giordano Bruno di Budrio, nella città metropolitana di Bologna, dove i carabinieri sono intervenuti dopo la segnalazione di un docente che aveva notato un’arma da taglio nello zaino di uno studente. L’arma, si legge su La Repubblica, è stata poi identificata come un machete. L’episodio arriva a pochi giorni dalla morte di Youssef Abanoub, ucciso in una scuola di La Spezia da un coetaneo, e dal ritrovamento di un coltello di quindici centimetri a un ragazzo di un istituto in Friuli-Venezia Giulia. Episodi gravi, da cui è nato un dibattito sulla possibilità di introdurre dei metal detector nelle scuole.
Secondo quanto scrive il quotidiano, i fatti risalgono a venerdì, poco prima delle 13, a cavallo delle lezioni. Un insegnante ha notato alcuni alunni che confabulavano tra loro e, insospettito, ha deciso di intervenire. Poco dopo è emerso che uno dei ragazzi aveva un’arma nello zaino. Il docente ha quindi chiesto allo studente, un ragazzo italiano di 15 anni, di aprire lo zaino, dove era nascosto il machete. A quel punto ha avvisato il preside Giovanni Tosiani, che ha segnalato l’accaduto alle forze dell’ordine, contattando anche la famiglia del ragazzo. I militari sono intervenuti immediatamente, accompagnando lo studente in caserma per le procedure di rito e affidandolo ai genitori.
Il giovane è stato denunciato per porto di armi o oggetti atti ad offendere e l’arma è stata sequestrata. Sempre secondo Repubblica, il quindicenne non avrebbe fornito spiegazioni sulla presenza del machete nello zaino, anche se – elemento che sarà chiarito dalle indagini – la decisione di portarlo potrebbe essere legata a una discussione pregressa con un coetaneo. La sua posizione è ora al vaglio della procura dei minori. “La scuola è attentissima in questa occasione”, ha detto il dirigente scolastico Tosiani, citato dal quotidiano, “e anche il docente ha ricevuto il mio plauso per essersi accorto subito di ciò che stava succedendo”.
“Nel nostro istituto non erano mai successi episodi simili“, ha assicurato il preside, “e sicuramente quanto accaduto ieri ci spinge a tenere alta l’attenzione su un fenomeno che purtroppo tra i giovani si sta diffondendo, ossia girare con le armi a scuola come altrove. Ovviamente ci sono delle problematiche e noi continueremo a lavorare come abbiamo fatto finora, anche attraverso incontri con gli psicologi al fine di capire sempre meglio i nostri ragazzi. Fortunatamente la situazione non è degenerata, anche grazie all’attivazione immediata della scuola che nel giro di pochissimo tempo ha segnalato il problema“.
Sull’episodio è intervenuta anche la sindaca di Budrio, Debora Badiali. “Per quanto riguarda il caso specifico mi limito a sottolineare come la scuola si sia mossa subito anche perché sul resto saranno gli accertamenti dei carabinieri a chiarire la dinamica”, ha spiegato. “Quello che è successo, però, deve essere letto come un segnale per noi adulti, per le famiglie, per la classe politica e più in generale per la comunità educante della necessità di creare degli spazi nei quali andiamo a ragionare con i ragazzi. Perché è chiaro che se un adolescente nel momento di difficoltà decide per protezione di attivarsi in autonomia in questo modo, è evidente che a monte manca il contesto in cui c’è un meccanismo di dialogo e di rete“.
“Come rappresentante politica del territorio”, ha aggiunto la prima cittadina, “credo sia doveroso partire da quello che è successo ieri per parlare con gli altri ragazzi perché è chiaro che quella è la parte manifesta, ossia il coltello che è stato trovato. Questo episodio ci deve servire per far emergere un problema che sicuramente e purtroppo è molto più diffuso. Quando ci troviamo in difficoltà, la cosa di solito più congeniale è parlare ad alta voce con qualcuno: ecco, questo punto è un passaggio che va rimarcato con i nostri ragazzi e sul quale dobbiamo intervenire”.