Allarme violenza a scuola: in questi giorni, dopo l’accoltellamento a morte di uno studente a scuola a La Spezia, si parla di introduzione, negli istituti scolastici, di metal detector che possano fare da deterrente al possesso di armi bianche a scuola, il giornalista Ferruccio De Bortoli ha raccontato, su Il Corriere della Sera, un episodio.
“Tutta la nostra comprensione va a dirigenti scolastici e insegnanti caricati, ancora una volta, di nuove responsabilità che famiglie e comunità faticano a reggere”, ha scritto. Poi l’aneddoto: “Mi è capitato di tenere una conferenza in un grande istituto scolastico, una secondaria di secondo grado, della periferia milanese. La dirigente scolastica che mi ha accolto, della quale non farò il nome perché ha già tanti problemi, mi ha confidato la sorpresa, l’amarezza e la complessità nella gestione di un caso probabilmente non così raro”.
“Uno studente si è presentato in classe con un taser, ovvero con quell’arma che dovrebbe essere solo in dotazione alle forze dell’ordine, ma è anche vero che alcuni tipi ‘dissuasori elettrici’ sono in vendita anche in rete e non costano nemmeno molto. La dirigente ha spiegato tutte le difficoltà per promuovere la procedura disciplinare ed espresso tutte le sue perplessità sul fatto che si possano fare i controlli all’ingresso. Quel complesso scolastico ha 3 mila 500 studenti. Immaginate se si mettessero dei metal detector. A parte il costo, quanti collaboratori sarebbero necessari? Ma, soprattutto, quale sarebbe l’immagine di un luogo di studio – e dell’intera società aggiungiamo noi – trasmessa a tutti gli studenti? Di fronte a queste domande non ho saputo rispondere”, ha concluso amaramente.
Dell’importanza del ruolo del personale ATA abbiamo parlato in questi giorni: ne abbiamo discusso con il dirigente scolastico Maurizio Primo Carandini, a capo dell’Istituto “Paolo e Rita Borsellino” di Valenza, nell’alessandrino, che ha deciso di fare qualcosa per alcuni collaboratori scolastici della scuola.
Il dirigente scolastico ha deciso di dare un contributo di cinquanta euro ai suoi collaboratori scolastici del Sud che hanno dovuto affrontare una ingente spesa per passare le vacanze di Natale nella propria regione d’origine. Ai microfoni della Tecnica della Scuola ha detto anche di aver scritto alla premier Giorgia Meloni per denunciare il fatto che collaboratori scolastici e componenti del personale amministrativo siano bistrattati e non abbiano agevolazioni che permettano loro di coltivare passioni culturali.
“Una scuola sta in piedi per il personale ATA. Penso ai collaboratori della scuola dell’infanzia, che per me sono delle ‘vice maestre’: sono i primi a cui i genitori affidano i figli e le loro necessità. Per questo, nel contratto d’istituto, do un bonus a tutte le bidelle della scuola dell’infanzia che lavorano di più, perché è un incarico delicato. Se non avessi dei bravi assistenti amministrativi, potrei chiudere la baracca”, queste le sue parole.