Sui metal detector, probabilmente mobili e da utilizzare con periodicità nelle scuole più a rischio violenza, il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara non torna indietro. “Chi parla di repressione è fuori dalla realtà. Se c’è il rischio che dei ragazzi possano introdurre armi improprie o coltelli a scuola, bisogna prevenire, anche valutando, quando ci sono le condizioni, l’utilizzo di metal detector”.
Il numero uno del dicastero dell’Istruzione – intervenuto a margine della presentazione del suo libro La Rivoluzione del Buonsenso, svolta lunedì 19 a Palazzo Castiglioni, a Milano – è tornato sulle decisioni conseguenti al terribile fatto accaduto nell’Istituto professionale Chiodo venerdì scorso, quando uno studente diciottenne è stato accoltellato mortalmente da un compagno.
Preso atto dell’aumento di uso di coltelli tra i giovani, ha detto Valditara, “è evidente che si debba intervenire con norme severe“.
Il ministro dell’Istruzione ha quindi richiamato il concetto di “buon senso“, al centro anche del suo libro, definito “molto attuale”: “Il buon senso serve a dare risposte concrete ai cittadini, non risposte demagogiche”, ha concluso Valditara.
Nel frattempo, l’idea di introdurre i metal detector sembra spaccare l’opinione pubblica. Se una parte dei presidi si è detta d’accordo, i dirigenti delle scuole più a rischio l’avrebbero definita “irrealizzabile”: Il Fatto quotidiano lo ha verificato andando a sondare i pareri dei ds di periferia da Firenze a Palermo passando per Tor Bella Monaca, giungendo alla conclusione che si tratta di una scelta “sbagliata”, “irrealizzabile” e “fallimentare”, anche perché recepita come “misura repressiva” qualora venga accompagnata da altri progetti educativi.
Nel frattempo, anche gli studenti sembrano non schierarsi in un senso o nell’altro: come abbiamo già riportato, un sondaggio di Skuola.net ha rivelato che il 60% degli studenti apprezzerebbe la proposta del ministro Valditara. Mentre i sindacati avrebbero espresso perplessità in modo più compatto.