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Prima Ora - Notizie del 24 luglio

24.07.2026
Aggiornato alle 10:09

Studente si uccide a 15 anni: indagati i compagni di scuola per istigazione al suicidio e stalking

A un anno e nove mesi dalla morte del quindicenne che il 13 ottobre 2024 si tolse la vita a Montignano di Senigallia, la Procura per i minorenni ha iscritto nel registro degli indagati quattro suoi compagni di classe, oggi tra i 17 e i 19 anni. Le ipotesi di reato sono atti persecutori e istigazione al suicidio: si tratta degli stessi nomi che i genitori del ragazzo avevano indicato ai carabinieri già la notte della sua scomparsa.

Dall’archiviazione alla riapertura del caso

Come riporta il Corriere, il fascicolo, aperto inizialmente contro ignoti, era stato oggetto di una richiesta di archiviazione a cui la famiglia si era opposta, anche per un difetto di notifica: i genitori, da cui era partita la denuncia, non erano stati informati. L’opposizione è stata accolta e ad aprile le indagini sono state riaperte. L’avvocata della famiglia ha dichiarato: “Abbiamo costretto la Procura a leggere quello che non aveva letto: gli atti persecutori erano individuabili nel fascicolo, ma non erano stati presi in considerazione né il dolo eventuale né l’istigazione al suicidio”. Secondo la legale, testimonianze di compagne e insegnanti erano già agli atti.

Il passaggio da “ignoti” a indagati

Per la famiglia l’iscrizione nel registro degli indagati, pur non costituendo un giudizio di colpevolezza, rappresenta “un passaggio processuale di grande rilievo”. I genitori hanno dichiarato: “Per mesi abbiamo chiesto che venisse ascoltata la voce di nostro figlio e che fossero approfondite le responsabilità di chi avevamo sempre indicato”. L’avvocata sottolinea che si tratta di uno dei pochi casi italiani in cui si arriva a indagare per questo tipo di reati: “Le Procure sono restie a indagare perché manca una normativa specifica: servirebbe una legge che dia alle procure strumenti adeguati”.

L’ispezione ministeriale e il contesto scolastico

All’epoca dei fatti il ministero dell’Istruzione aveva disposto un’ispezione presso l’istituto frequentato dal ragazzo, e il ministro Giuseppe Valditara aveva dichiarato di aver seguito la vicenda “come se il ragazzo fosse mio figlio”. Dopo una prima relazione che descriveva un clima sereno, ne era arrivata una seconda, più approfondita. I genitori, ricorda l’avvocato, avevano chiesto per il lunedì successivo un incontro con il preside per parlare di quanto il figlio subiva in classe: il ragazzo morì la sera prima di quell’appuntamento.

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