Ci sono inquietanti novità in merito a Paolo, il ragazzo di quattordici anni che si è suicidato a settembre 2025 nella sua casa in provincia di Latina, a quanto pare per gli atti di bullismo di cui era vittima a scuola.
I quaderni in cui il ragazzo si sfogava e raccontava gli episodi subìti sono stati ora tutti acquisiti dalla Procura di Cassino. Alcuni stralci dei suoi scritti sono stati pubblicati suIl Corriere della Sera. “Quella scuola è una prigione”, queste alcune delle sue frasi.
Paolo alzava la mano perché non capiva certe mostruosità, lui si preoccupava per il raffreddore di due suoi compagni e allora porgeva loro pacchetti interi di fazzolettini di carta e invece di ringraziarlo quelli lo chiamavano “femminuccia“.
C’è un filo rosso, ovvero l’essere ripreso davanti a tutti. Era una cosa che non sopportava, la sentiva come un’umiliazione. Le parole di Paolo sono un tassello importante nell’inchiesta. Il procuratore punta ad un’informativa entro metà marzo.
La decisione è stata resa nota qualche giorno fa: la dirigente scolastica della scuola in cui era iscritto il ragazzo di quattordici anni della provincia di Latina che si è suicidato a causa, a quanto pare, del bullismo subìto è stata sospesa per tre giorni. Nella relazione finale gli ispettori avrebbero delineato condotte omissive della dirigente, della sua vice e della responsabile della succursale d’istituto.
Ora va avanti l’inchiesta della procura di Cassino che, sulla base di una ipotesi di istigazione al suicidio, ha aperto un fascicolo ancora contro ignoti, acquisendo chat, documentazione scolastica, autopsia. Gli accertamenti si concentrano su una decina di adulti, mentre i magistrati della Procura minorile stanno verificando la posizione di alcuni compagni di scuola che lo avrebbero sottoposto a vessazioni e umiliazioni.