La dirigente scolastica della scuola in provincia di Latina in cui era iscritto Paolo Mendico, studente suicida a quattordici anni lo scorso settembre, il giorno prima dell’avvio delle lezioni, avrebbe ricevuto la disciplinare di tre giorni di sospensione dal servizio a conclusione del procedimento avviato nei suoi confronti.
A criticare l’esito Flc Cgil. “Un esito che dimostra quanto fosse fondato il nostro timore di una gestione sbagliata dell’intera vicenda da parte del Ministero dell’Istruzione e del Merito che ha preferito concentrare l’attenzione sulla ricerca a tutti i costi di un colpevole, per dimostrare di saperlo trovare e di saperlo punire, mentre sono ancora in corso indagini penali per accertare eventuali responsabilità”. A dirlo è Roberta Fanfarillo, responsabile nazionale dei dirigenti scolastici FLC CGIL.
“Né è prova lampante la decisione di avviare la contestazione ancor prima dell’inizio dell’indagine ispettiva, destinata evidentemente a trovare una qualche giustificazione a un giudizio di fatto già scritto in una vicenda che ha creato allarme sociale e un giudizio negativo sull’impegno della scuola nell’affrontare le fragilità e le criticità delle relazioni fra adolescenti. Come FLC CGIL denunciamo, oltre alla violazione delle regole del procedimento, la totale mancanza di riscontro delle motivazioni della sanzione nella documentazione fornita dall’amministrazione, costituita esclusivamente dagli articoli di stampa pubblicati nell’immediatezza del drammatico evento, mentre è stato differito l’accesso alla relazione ispettiva, oggetto di discutibili anticipazioni a mezzo stampa, che l’interessata non ha ancora avuto modo di visionare e contestare”. Sottolinea la dirigente sindacale.
“Per il Ministero una verità che la magistratura non ha ancora accertato e su cui sta indagando, è già individuata e provata dagli articoli di stampa che costituiscono la sola base probatoria della contestazione degli addebiti. Di nessuna concreta responsabilità, di nessuna omissione viene data prova nel dispositivo della sanzione, che si limita a enunciare solo una serie di generiche affermazioni, confermando il carattere tutto politico di un’operazione che assume come causa certa del suicidio il bullismo che la scuola, anzi la dirigente, non sarebbe stata in grado di riconoscere e perseguire”, rimarca Fanfarillo.
“E a poco serve – continua – se le incontestabili evidenze prodotte dalla dirigente scolastica provano il contrario. Il processo sommario e la gogna mediatica, che le anticipazioni fatte avere alla stampa hanno contribuito ad alimentare, esigono a tutti costi l’individuazione di un colpevole che il MIM vuole dimostrare di saper trovare”.
“La FLC CGIL è determinata a contrastare la strumentalizzazione della vicenda da parte del Ministero e, soprattutto, a difendere l’integrità professionale della dirigente che ha già dato mandato ai suoi legali di denunciare l’improvvisa diffusione di dati e documenti lesivi della sua immagine professionale e personale e impugnare la sanzione davanti al giudice del lavoro, non escludendo l’attivazione di ogni altra iniziativa giudiziaria a tutela della sua persona”, conclude la responsabile dei dirigenti scolastici FLC.
Nel frattempo emergono nuovi dettagli su cosa stesse provando il ragazzo nei giorni precedenti al suicidio. Le indagini per istigazione al suicidio sono in corso e ora spuntano alcuni scritti di Paolo che potrebbero essere fondamentali per arrivare alla verità, come riporta Il Messaggero.
I diari del 14enne li sta analizzando, parola per parola, una psicologa grafologa forense. Incaricata dalla famiglia, la psicologa sta tracciando il profilo di Paolo studiando i suoi scritti. “In una delle pagine che abbiamo analizzato – spiega – Paolo scrive in maniera frammentaria, si evince uno stato d’animo turbato. Riferisce un episodio legato al fatto che era stato rimandato in matematica, appare molto arrabbiato con l’insegnante perché un suo compagno, uno dei presunti bulli, era stato invece promosso nonostante il rendimento non fosse buono. Era stato promosso perché si era iscritto al doposcuola, cosa che Paolo non poteva fare per motivi economici. La professoressa obiettò che in fondo il doposcuola non costava così tanto. Questo discorso turbò molto Paolo che probabilmente si sentì umiliato e accusato davanti alla classe intera”.
Molto spesso casi di bullismo si verificano a scuola, luogo in cui gli studenti passano gran parte delle loro giornate. Spesso si chiamano in causa, come negli ultimi giorni, docenti e dirigenti scolastici, accusati di non aver vigilato, di non essersi accorti di situazioni di disagio.
Per questo, La Tecnica della Scuola ha voluto fare chiarezza con un focus, per capire quali obblighi ha il personale della scuola, cosa si rischia in caso di mancata segnalazione.
Abbiamo cercato di capire cosa prevede la nuova legge contro il bullismo voluta dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, la n. 70 del 2024: cosa è cambiato? Cosa deve fare ogni scuola? Cosa dicono le linee guida in merito, che non vengono aggiornate dal 2021? Concretamente, cosa deve fare un docente che si trova davanti ad un caso di bullismo? Quali obblighi hanno i dirigenti scolastici?
Inoltre, abbiamo cercato di capire cosa aveva messo in atto, prima del suicidio di Paolo, la sua scuola, al momento oggetto di ispezione da parte del Ministero.
Nell’immaginario collettivo, purtroppo, il bullismo è considerato spesso alla stregua di una ragazzata. Così non è, spiega l’avvocato Dino Caudullo, esperto di diritto scolastico. Le responsabilità degli studenti che si macchiano di questi comportamenti possono essere penali e civili, coinvolgendo anche le famiglie. Quanto ai docenti e ai dirigenti scolastici, sono legate principalmente alla vigilanza e all’omessa denuncia.