A un mese dalla scomparsa di una giovane studentessa di un liceo di Catania, centinaia di ragazzi catanesi hanno manifestato per chiedere una scuola più attenta al disagio emotivo.
Il corteo, autorizzato dalla questura, ha attraversato le vie attorno all’istituto. Tra i cartelli: “Sportelli ascolto nelle scuole subito”, “Educazione emotiva nelle ore di lezione”, “L’indifferenza uccide”. Uno dei manifestanti ha dichiarato: “Siamo qui perché non vogliamo che la morte della nostra compagna resti un fatto di cronaca nera. Chiediamo che la scuola diventi un luogo dove l’ascolto sia la priorità”.
Gli studenti hanno puntato il dito contro un modello scolastico orientato alla performatività e alla competizione. “Il sistema educativo produce lavoratori invece che menti pensanti e comunità solidali -hanno affermato -. Non esistono linee guida per affrontare le questioni legate alla salute mentale, sempre più frequenti nelle scuole”.
Come riporta CataniaToday, la preside ha rotto il silenzio con una nota ufficiale: “Sono stati predisposti interventi di ascolto e sostegno psicologico”. Ha però denunciato pressioni esterne, affermando che “i compagni di classe stanno subendo minacce gravissime, del tutto inaccettabili”, e ha difeso l’operato dell’istituto invitando alla responsabilità e al rispetto.
Ecco la nota integrale.
“L’Istituzione scolastica ha attivato ogni azione possibile di accompagnamento e supporto, con particolare attenzione ai compagni di classe della studentessa. In collaborazione con professionisti qualificati, sono stati predisposti interventi di ascolto e sostegno psicologico. Nel rispetto del dolore della famiglia e del lavoro delle autorità competenti, questa Istituzione mantiene un atteggiamento di rigorosa collaborazione e di riserbo, ritenendo che ogni accertamento debba avvenire nelle sedi proprie e con la necessaria serenità. In queste settimane sono emerse ricostruzioni che attribuiscono responsabilità alla scuola. La comunità degli studenti, in particolare i compagni di classe, stanno subendo pressioni e minacce gravissime, del tutto inaccettabili. Questo è il tempo della responsabilità, del rispetto e della misura”.