Ad alcuni dirigenti scolastici sembra piacere l’idea del ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, di introdurre controlli e deterrenti, come i metal detector, nelle scuole dove i rischi di violenza prodotta dagli studenti sono maggiori.
Tra coloro che hanno avallato la proposta di Valditara, c’è Valeria Pirone, dirigente scolastica dell’istituto ‘Marie Curie’ di Ponticelli, a Napoli, dove i metal detector sono già attivi da tempo (anche se non in modo permanente).
“Se questa misura scoraggia anche un solo alunno dal portare un coltellino in tasca – ha detto – , allora vale la pena adottarla. Dopo l’epilogo che c’è stato, è ancora più necessaria. È triste che si debba arrivare a questi provvedimenti con un morto a terra“.
L’istituto campano guidato dalla professoressa Pirone è stato il primo, due anni fa, a sperimentare i controlli con i metal detector dopo un confronto con il prefetto di Napoli Michele di Bari.
“Due, tre controlli all’anno li ritengo sufficienti“, ha specificato la ds che ha anche ricordato che “parlando con gli studenti avevamo compreso la portata di un fenomeno dai contorni preoccupanti: l’azione della scuola da sola non bastava, era necessario il supporto delle forze dell’ordine”. All’inizio i giovani “erano spaventati – conclude – ora si sono abituati e accolgono i controlli serenamente, si sentono più sicuri”.
Anche Mario Rusconi, presidente Anp Roma, esprime sostanziale accordo con il progetto del titolare del dicastero dell’Istruzione: “Riteniamo – ha detto all’Ansa – che qualsiasi misura debba essere presa, tipo l’installazione di metal detector, vada assunta dal prefetto sentendo i Consigli di istituto e il dirigente scolastico”.
Rusconi è però anche consapevole che “queste misure di per se non risolvono tutti i problemi: da anni chiediamo che nelle zone a rischio ci possano essere le telecamere per evitare furti che avvengono nelle scuole e finiscono per danneggiare anche la didattica”.
Il presidente Anp Roma ritiene poi “sempre più necessaria una sempre maggiore influenza educativa da parte degli istituti, per esempio facendo in modo che ci siano spazi pomeridiani nei quali gli studenti possano intervenire, avere una maggiore possibilità di esprimere il proprio talento culturale per esempio con la musica, il teatro, il cinema. Ben vengano insomma misure preventive ma siano accompagnate da misure educative molto incisive”.