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Superiori, 1 studente su 4 bocciato perché sfora il 25% di assenze: norma da rivedere?

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Alle superiori uno studente ripetente su quattro viene fermato per le troppe assenze: a rilevarlo è il portale Skuola.net, che è andato ad analizzare i quadri finali dei primi quattro anni di corso.

“La quota dei bocciati – scrive il sito studentesco – ha raggiunto circa il 9%. Di questi, il 26% ha perso l’anno proprio dalle assenze. Il primo anno è il più duro: non ce l’ha fatta quasi 1 ragazzo su 7, di cui il 25% per essere mancato troppe volte. Anche se il numero dei respinti va a diminuire nelle due classi successive, non cambia di molto la percentuale di chi è stato “castigato” per lo stesso motivo. Si tratta del 22% e il 27% dei bocciati al secondo e al terzo anno”.

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A salvarsi, sono solo gli studenti che presentano documenti (ad esempio di pratica sportiva agonistica riconosciuta dal Coni) o certificati medici (come un ricovero ospedaliero) che comprovano l’effettiva indisponibilità nel frequentare le lezioni.

“Al quarto anno – continua Skuola.net – abbiamo la sorpresa: da un lato si riduce drasticamente la percentuale dei non ammessi a giugno (solo il 5%), dall’altro si alza di netto quella di chi ha inciampato sulla cattiva gestione delle assenze: si tratta di quasi 1 bocciato su 3”. Per una discreta percentuale di costoro, purtroppo, è l’anticamera dell’abbandono, attorno ai 17 anni, senza aver naturalmente conseguito il diploma di maturità.

Ricordiamo che la disposizione deriva dall’articolo 14, comma 7, del Regolamento di coordinamento delle norme per la valutazione degli alunni incluso nel DPR 22 giugno 2009, n. 122, attraverso il quale è stato previsto che “ai fini della validità dell’anno scolastico, compreso quello relativo all’ultimo anno di corso, per procedere alla valutazione finale di ciascuno studente, è richiesta la frequenza di almeno tre quarti dell’orario annuale personalizzato”. Una disposizione, quella del 25% massimo di assenze, del resto già vigente per gli studenti della scuola secondaria di primo grado (cfr. articolo 11 del D. Lgs. 19 febbraio 2004, n. 59, successivamente richiamato e integrato dall’art. 2, comma 10, del Regolamento del 2009 per le superiori). Inoltre, la norma prevede che lo studente che incappa nello sforamento del 25% di assenze non vada nemmeno giudicato: tecnicamente, non si può parlare nemmeno di bocciatura, ma solo di mancata ammissione all’anno successivo.

Ora, viene da domandarsi, ma era questo l’obiettivo dell’ex ministro Giuseppe Fioroni, quando sei anni fa si erse a sostenitore del provvedimento? Probabilmente no. Il tetto di assenze doveva servire a disincentivare le assenze “fasulle”, quelle che poggiano su giustificazioni spesso risibili se non del tutto gratuite. Il risultato, alla conta dei fatti, è stato quello di non migliorare né frequenza, né profitto, né promoziono. E nemmeno si è riusciti a ridurre la dispersione, visto che il numero di giovani che alle superiori lasciano i banchi prima del tempo è fermo da tempo attorno al 17,6%. Forse, al Miur qualcuno farebbe bene a ragionarci sopra.

 

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