Home Attualità Tagli all’Istruzione: un fatto tutto italiano, mentre nel resto d’Europa si investe

Tagli all’Istruzione: un fatto tutto italiano, mentre nel resto d’Europa si investe

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Scuola in Europa, finanziamenti e tagli a confronto

L’emergenza sanitaria, con tutte le conseguenze di natura epidemiologica, economica e finanziaria, ha dato l’opportunità di concentrare l’attenzione pubblica sulla salute, assistenza continua e protocolli di trattamento. Nel Belpaese, purtroppo, i fondi destinati a salute e formazione, settori strategici in uno stato moderno ed europeo, sono conteggiati al ribasso: il recente taglio di mezzo punto percentuale previsto entro e non oltre il 2025 (dal 4 % al 3,4 – 3,5 %) caratterizza una tendenza non uniforme a livello comunitario.

La Banca Mondiale ha provveduto a far approvare da FMI e Commissione Europea (strumenti partenariali annessi) un piano straordinario di investimenti sulla scuola, la formazione continua per docenti ed insegnanti, a confronto con società e gioventù sempre mobili, fluide ed esigenti. L’evidenza è chiara: paesi in ogni angolo del mondo stanno attraversando una crisi dell’apprendimento. Eppure, nonostante tale crisi annunciata, è stato registrato negli scorsi anni il più elevato numero di studenti della storia per anno scolastico: ciò è positivo, ma vi sono misure precauzionali da prendere per evitare un collasso di un sistema sempre più esigente e delicato.

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I piani della Banca Mondiale: programmi, apprendimento e continuità

Il suddetto piano si compone di tre fasi, come menzionato dagli atti sottoposti alle istituzioni europee:

  • Creazione di programmi per compensare il tempo di apprendimento perso e per prevenire future perdite di apprendimento;
  • Garantire la continuità nelle scuole riaperte concentrandosi sulle abilità di base (matematica, alfabetizzazione e abilità socioemotive) per aiutare a ridurre le perdite di apprendimento, in particolare tra gli studenti svantaggiati;
  • Accelerare l’apprendimento rendendo le scuole più resilienti ed eque attraverso innovazioni e valutazioni educative.

Mentre le scuole lottano per tornare alla normalità pre-pandemica, i paesi devono adattare i loro programmi di studio ed espandere i programmi di compensazione per affrontare la sfida della perdita di apprendimento. Sulla base dell’esperienza internazionale, figurano tre azioni critiche da intraprendere in questa seconda fase:

  • Semplificare il curriculum per dare priorità alle abilità di base come la matematica, l’alfabetizzazione e le abilità socioemotive;
  • Implementazione di test standardizzati per identificare il livello di apprendimento di ogni studente;
  • Implementazione di politiche compensative rivolte principalmente agli studenti svantaggiati.

I tagli all’istruzione del Belpaese: un fatto tutto (e solo) italiano

Il DEF (Documento di Economia e Finanza) emesso ed approvato il 6 aprile scorso delinea un tragico e prossimo clima di tagli all’istruzione, destinata ad occupare un posto ancora più marginale all’interno della ripartizione spese calcolate a livello percentuale sul PIL. La riduzione di mezzo punto percentuale come già menzionato, tragicamente e perfettamente in linea con le operazioni distruttive e di taglio degli esecutivi precedenti, delinea un quadro raccapricciante che getta le basi di un collasso economico del sistema scolastico, che va avanti a sovvenzioni straordinarie. La tabella relativa alle previsioni di spesa per i prossimi decenni è assolutamente impietosa: nel 2020 la spesa per l’istruzione è stata pari al 4% del totale, ma scenderà al 3,5% nel 2025 per mantenersi intorno al 3,4-3,5 %.