Lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet, interpellato da Il Corriere della Sera, ha deciso di commentare il caso della docente accoltellata da uno studente, a scuola, in provincia di Bergamo. Al solito l’esperto non usa mezzi termini: per lui il tredicenne aggressore è il figlio “perfetto” di un sistema malato.
Intanto Crepet ha commentato la decisione del ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara di visitare la docente in ospedale: “Intanto, credo che il ministro abbia fatto una cosa molto giusta andando in ospedale ad assicurarsi sulle condizioni di una sua dipendente e dando anche un segnale. Detto questo, continuo a pensare che ci vorrebbe una bella onorificenza da parte del Presidente della Repubblica. Sarebbe un bel modo per dare una nuova visione dell’importanza della scuola”.
Ecco cosa, secondo lui, si dovrebbe fare: “Non ha senso agire all’ultimo secondo per prevenire i reati se non si fa nulla prima. Innanzitutto bisogna intervenire nella scuola, valorizzando la professione degli insegnanti e garantendo l’autonomia scolastica. E poi c’è quello che io chiamo ‘un vuoto artistico’ da riempire. I giovani oggi non hanno creatività. Una soluzione ce l’avrei: via i social per i tredicenni e facciamo convenzioni con artisti. Un mimo, un illustratore, una ballerina, un musicista: vengano a scuola ad aprire il cervello di chi guarda e ascolta”.
“O ancora: prevediamo un’ora a settimana nella scuole medie in cui si parta dalla dama e si arrivi agli scacchi. Sarebbe un ottimo modo per aprire le teste e liberare il pensiero. La nostra atrofia di adulti è ridicola e dannosa: oggi narrare e ascoltare è un gesto rivoluzionario”, ha aggiunto.
Per Crepet c’era da aspettarsi un evento del genere: “C’è un rapporto diretto tra la mancanza di ascolto e la coltellata: quel gesto è pura frustrazione. Basta leggere quello che ha scritto quel ragazzo, roba molto forte. Ma lui è solo un prodotto finale: come si fa a non capire che questa è l’elegia del non vedere nulla? Eppure lo abbiamo già conosciuto in altre epoche, non è una novità. L’elemento nuovo è la presenza del cellulare, e allora mi chiedo come mai non si possa aprire un ragionamento su uno strumento che in certe situazioni diventa estremamente pericoloso. Lasciamo ai nostri figli la possibilità di crescere con i loro tempi e i loro errori. E invece gli adulti oggi stanno ‘truccando’ i bambini col rischio di mandarli fuori giri: io li chiamo ‘bambini Abarth’, e il tredicenne di Bergamo ne è un esempio: non è ascoltato, di lui non frega nulla a nessuno. Se ti puoi mettere una shirt con scritto vendetta e nessuno ti ferma, cosa devi fare di più, andare nudo in chiesa?”.
“Il problema è che tra cinque giorni sarà già tutto dimenticato e cambieremo argomento. Ma al ministero dell’Istruzione sono pagati per trasformare tutte queste tragedie in riforme, piuttosto che mandare i Carabinieri a cercare tirapugni negli zainetti”, ha concluso.