La docente accoltellata dallo studente tredicenne lo scorso 25 marzo in provincia di Bergamo è stata finalmente dimessa dall’ospedale Papa Giovanni XXIII del capoluogo lombardo. Lo conferma La Presse.
La 57enne ha potuto lasciare la struttura sanitaria dopo alcuni giorni di cure e osservazione. Le sue condizioni, secondo quanto emerso, sono in miglioramento e non desterebbero più particolari preoccupazioni dal punto di vista clinico.
Secondo quanto riferito dal suo legale “vuole tornare a scuola il prima possibile”, manifestando così la volontà di riprendere la propria attività didattica e di tornare alla normalità dopo il grave episodio di violenza che l’ha coinvolta.
“Voleva assolutamente tornare a casa per la Settimana Santa. È stata dimessa qualche ora fa e ora si trova a casa del fratello”, ha raccontato il suo legale all’Adnkronos, come riporta Rtl 102.5. Per la guarigione della 57enne “ci vorrà ancora tempo. Il taglio al collo è molto profondo e si spera non restino lesioni permanenti”, ha aggiunto.
Nonostante tutto, però, “l’umore è sempre forte: ha un bel carattere e vuole tornare il prima possibile a scuola, per accompagnare i ragazzi di terza all’esame. Vuole farlo al meglio e non si arrende”, anche se “le ferite, non solo fisiche ma anche interiori, devono ancora guarire”.
Ancora degli accorati ringraziamenti a chi le ha salvato la vita. Sono quelli contenuti in una nuova lettera scritta dalla prof.ssa. Alcuni messaggi dettati dall’ospedale al proprio legale: “un grazie che sale dal cuore, rivolto a quei donatori Avis anonimi che, senza sapere chi io fossi, mi hanno ridato la vita” dice la docente.
“La mattina del 25 marzo 2026, davanti alla mia aula, un mio alunno tredicenne, confuso, trascinato e indottrinato dai social, mi ha colpita all’improvviso, ripetutamente al collo e al torace con un pugnale. Solo il coraggio immenso di un altro mio alunno (“E.”), anche lui tredicenne, che mi ha invece difesa rischiando la sua stessa vita, ha impedito il peggio. Una potentissima emorragia, quasi un litro e mezzo di sangue perso in poco tempo, un fendente arrivato a mezzo millimetro dall’aorta, un foulard premuto sul collo, le mani tremanti di chi mi soccorreva, e quel torpore che avanzava rapido mentre la luce intorno a me diventava ombra, e l’ombra diventava addio” continua la prof che aggiunge altri dettagli: “Poi, dal cielo è arrivata l’eliambulanza, mi hanno caricata in un istante. Hi visto dall’alto le finestre della mia scuola: prima vuote, poi improvvisamente riempirsi dei volti dei miei amati ragazzi. Mi salutavano agitando le mani con disperazione, le lacrime agli occhi, ricordo una voce di donna: “abbiamo pochi secondi, la stiamo perdendo, ora o mai più. Il buio più profondo e il ritorno alla vita”
La docente fa i nomi dell’equipaggio che l’ha salvata e dei donatori, tra cui proprio il suo avvocato: “donatore effettivo Avis da oltre 45 anni, che ha salvato la vita a tante persone e che aveva donato il sangue proprio il giorno prima all’Avis”. Da qui un appello a donare perché “una goccia di sangue può salvare una vita”.