Molti dei docenti di prima fascia con anzianità da zero a otto anni, salvo sorprese dell’ultimo momento, saranno esclusi dal taglio dell’Irpef previsto dalla Legge di Bilancio 2026, attualmente in discussione in Parlamento. Quelli della seconda fascia (anzianità da nove a quattordici anni), invece, dovrebbero rientrare per il rotto della cuffia, ma per loro il taglio sarà di pochi euro. È quanto emerge dal raffronto tra le nuove retribuzioni tabellari previste dal CCNL 2022/24 firmato pochi giorni fa e la Manovra varata dal governo Meloni. Agli insegnanti, secondo le previsioni, non cambierà la vita.
La Legge di Bilancio prevede un taglio di due punti – dal 35 al 33% – della seconda aliquota Irpef, che riguarda i redditi compresi tra 28 e 50mila euro. I numeri, fino all’approvazione definitiva, potrebbero sempre cambiare. Secondo molti osservatori – anche istituzionali – a oggi il taglio premierebbe i più ricchi a scapito dei meno abbienti. A dirlo di fronte alle commissioni Bilancio di Senato e Camera, per esempio, è stato il presidente dell’Istat Francesco Maria Chelli. “Ordinando le famiglie in base al reddito disponibile equivalente e dividendole in cinque gruppi di uguale numerosità – cita il Corriere della Sera – emerge come oltre l’85% delle risorse siano destinate alle famiglie dei quinti più ricchi“.
Nel dettaglio, “sono interessate dalla misura oltre il 90% delle famiglie del quinto più ricco e oltre due terzi di quelle del penultimo quinto”. In termini economici, “il guadagno medio va dai 102 euro per le famiglie del primo quinto ai 411 delle famiglie dell’ultimo”. A confermare le stime anche l’Ufficio Parlamentare di Bilancio. Secondo la presidente Lilia Cavallari, citata ancora dal Corriere, “circa il 50% del risparmio di imposta va ai contribuenti con reddito superiore ai 48mila euro, che rappresentano l’8% del totale”. Nel dettaglio, “il beneficio medio è pari a 408 euro per i dirigenti, 123 per gli impiegati e 23 euro per gli operai; per i lavoratori autonomi è di 124 euro e per i pensionati di 55 euro”.
Quale sarà dunque l’impatto della misura sui docenti? Come detto, per molti di quelli della prima fascia non ci sarà alcun taglio. La retribuzione tabellare va dai 22.420 euro lordi all’anno per la scuola dell’infanzia e la primaria ai 24.268 della secondaria di primo e di secondo grado. Per i primi, anche calcolando la tredicesima e la Retribuzione Professionale Docenti (circa 2.460 euro l’anno, da sommare al reddito tabellare), quota 28mila appara lontana. Per i secondi, lo scaglione Irpef dovrebbe essere superato di poche centinaia di euro. Solo su questi si applicherebbe il taglio previsto dalla Manovra, con un risparmio che verosimilmente sarà di pochi euro al mese.
La cifra cresce per chi percepisce uno stipendio più alto, ma sempre in modo relativamente modesto rispetto ad altre categorie. Non è il caso dei docenti, che anche con gli aumenti introdotti con l’ultimo contratto restano ben lontani da quota 50mila euro. Quelli di seconda fascia, per esempio, superano di poco i 28mila euro lordi l’anno. Ma anche tenendo in considerazione quelli con anzianità oltre i 35 anni non si va oltre i 32.450 euro tabellari per gli insegnanti della scuola dell’infanzia e primaria, i 35.957 per quelli della secondaria di primo grado e i 37.729 per la secondaria di secondo grado.
Questi ultimi, pur calcolando la tredicesima e l’RPD, si fermano sotto quota 45mila euro lordi l’anno. Anche per loro, insomma, si prospetta una riduzione dell’Irpef non proprio eclatante. Per non parlare degli altri dipendenti della scuola, collaboratori (22.559 euro tabellari per la fascia più alta), operatori (22.991 euro), assistenti (26.050 euro) e funzionari ed elevata qualificazione (ex Dsga, 39.600 euro). Conti alla mano, solo le ultime due categorie rientrano nel secondo scaglione Irpef, e dunque beneficeranno del taglio. Anche per loro, in ogni caso, non sarà tale da cambiare la vita.