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Tempo pieno: il paradosso del Piemonte

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La situazione degli organici nelle scuole primarie piemontesi mette in evidenza alcuni paradossi inattesi.
Le scuole che da anni funzionano quasi solo a tempo pieno, particolarmente diffuse nella provincia di Torino,
“non solo non hanno subito apprezzabili contrazioni di orario, ma hanno in molti casi conservato tutte, o quasi, le ore di compresenza e, con esse, le attività di laboratorio, di recupero dallo svantaggio, di arricchimento curricolare”.
Al contrario le scuole con forte prevalenza dei vecchi “moduli” (3 insegnanti su 2 classi o 4 su 3) “sono state pesantemente penalizzate essendosi sulle stesse concentrate tutte le operazioni di riduzione di organico”. In queste stesse scuole, seppure obtorto collo, per mantenere gli stessi orari degli anni precedenti
“si è fatto ricorso a tutte le soluzioni possibili, compresa quella dell’insegnante prevalente con l’aggiunta di una pluralità di docenti aggiunti l’uno all’altro con l’unico obiettivo di completare l’orario, con esiti a volte decisamente insoddisfacenti”.
Il dato emerge da un documento ufficiale che l’Andis piemontese ha inviato nei giorni scorsi all’USR del Piemonte ma anche alle organizzazioni sindacali della scuola e alle associazioni professionali.
La denuncia dell’Associazione dei dirigenti scolastici piemontesi è davvero paradossale se si pensa che solo un anno fa in quella stessa regione, la preoccupazione maggiore delle scuole, degli enti locali e degli stessi sindacati era rivolta proprio a garantire la prosecuzione delle esperienze di tempo pieno.
In realtà quello piemontese non rappresenta un caso isolato: che i tagli del 2009/2010 abbiano colpito soprattutto le scuole con forte presenza di classi a modulo è dovuto al fatto che, spesso, in quelle stesse scuole l’organico è stato utilizzato per ampliare l’orario di funzionamento delle classi. Un esempio per chiarire: in scuole con 5 classi e 8 insegnanti si è riusciti a garantire anche orari di 40 ore settimanali; quest’anno, per effetto dei tagli, con 7 insegnanti è diventato quasi impossibile confermare la stessa organizzazione.
“Ci troviamo in definitiva – denuncia l’Andis piemontese –
di fronte a un’offerta formativa fortemente divaricata non solo in termini quantitativi ma anche, e diremmo principalmente, in termini di ricchezza e qualità”.
Non solo, ma – sempre secondo l’Andis – non vi sarebbero neppure
“ragionevoli certezze che esista una qualche corrispondenza fra situazioni scolastiche, diciamo così, ‘privilegiate’ e contesti sociali particolarmente difficili, in quanto il tempo pieno riconosciuto è stato assegnato, in tempi ormai remoti, solo in relazione al casuale incrocio fra richiesta della scuola e mera disponibilità di organico in un determinato anno scolastico”.
Come uscire dal paradosso ? L’Andis (i cui associati sono in larga misura iscritti ai sindacati confederali) non lo dice apertamente ma fa intendere che per affrontare correttamente la questione degli organici nella primaria potrebbe essere necessario iniziare a ridurre le dotazioni organiche nelle scuole storicamente funzionanti a tempo pieno.
Si tratta ora di vedere se l’appello verrà accolto da quegli stessi sindacati e da quelle stesse associazioni che solo fino a pochi mesi fa si sono battuti strenuamente perché il tempo pieno non venisse toccato dai tagli imposti dai ministri Gelmini e Tremonti.