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15.08.2025

Tempo pieno per tutti nella scuola di base

La discussione sul tempo pieno nella scuola italiana, tornata prepotentemente d’attualità, si arricchisce di un capitolo cruciale grazie all’intervento del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).
L’iniziativa, che stanzia oltre 83 milioni di euro per finanziare 210 nuovi progetti su tutto il territorio nazionale, rappresenta una risposta concreta a un dibattito che da decenni si interroga non solo sull’estensione dell’orario scolastico, ma sul suo profondo valore educativo, ovvero sulla domanda che già uno dei padri fondatori, Bruno Ciari, si poneva: “tempo pieno, ma pieno di che?“.
Questo stanziamento si inserisce in un quadro che vede il tempo pieno come una scelta apprezzata, con una media nazionale del 51,2%, ma al tempo stesso caratterizzata da profonde disparità territoriali che il PNRR si propone di colmare.  La fotografia del tempo pieno in Italia è, infatti, ancora segnata da una evidente disuguaglianza tra Nord e Sud. Sebbene in regioni come il Lazio, l’Emilia-Romagna e il Piemonte le percentuali di adesione siano elevate, le zone meridionali come Sicilia, Puglia e Calabria restano indietro, riflettendo una carenza di servizi e una fragilità del sistema che si ripercuote sulla vita degli studenti e delle famiglie.
È proprio su questo fronte che l’intervento del PNRR vuole agire con decisione. Il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha sottolineato come il tempo pieno favorisca “un migliore equilibrio tra vita privata e impegni lavorativi delle famiglie, sostiene il successo formativo e contrasta le diseguaglianze educative”.
Questa visione si allinea con le strategie più ampie di “Agenda Sud” e “Agenda Nord”, mirate a ridurre i divari territoriali. L’importanza di questo passo è ribadita dal fatto che almeno il 66,3% delle risorse è destinato agli enti locali del Sud, confermando la volontà di intervenire prioritariamente nelle aree più svantaggiate del Paese.
Tuttavia, come suggeriva già Giancarlo Cerini, la soluzione non risiede unicamente nell’ampliamento dell’orario o nell’aumento dell’organico, bensì in un ripensamento profondo del contenuto di questo tempo. Le nuove risorse, dunque, non devono solo finanziare l’apertura di nuove aule, ma devono essere impiegate per creare una scuola che sia davvero “piena” di valore.
Occorre ricostruire una progettualità pedagogica, sperimentare un curricolo integrato, tenendo presente sia i dispositivi teorici e metodologici che meglio rispondono ai problemi posti dalla società attuale, sia i modelli operativi già sperimentali in Italia e in Europa, anche partendo dall’insegnamento dell’educazione civica. Questo significa ripensare la didattica, l’organizzazione della giornata e il corretto equilibrio tra tempi di apprendimento, di relazione e di svago. “Per una buona qualità del tempo scuola sono necessari : una didattica che pone l’alunno nelle condizioni di operare concretamente, di pensare, di ricercare, di individuare delle strategie e delle soluzioni creative e originali; un apprendimento di tipo cooperativo, attraverso lavoro in gruppi omogenei ed eterogenei  (non solo la classe!) per lo sviluppo delle capacità cognitive, emotive, sociali; tempi distesi per l’apprendimento (adeguato spazio per la conversazione, l’ascolto, la partecipazione, la condivisione e la riflessione, l’alternanza tra le varie attività e i differenti tipi di impegno, la valorizzazione dei momenti di ricreazione e distensione; un gruppo docente coeso, collaborativo e corresponsabile.” L’obiettivo è quello di costruire, anche in linea con i modelli europei, una giornata educativa “distesa”, che ponga al centro le domande esistenziali dei bambini, la loro voglia di esplorare e le loro vocazioni, lontano da una logica puramente produttiva.
Il fatto che il decreto stabilisca scadenze precise e stringenti per la conclusione dei lavori (entro il 31 marzo 2026) e per i collaudi (entro il 30 giugno 2026) sottolinea l’urgenza e la serietà di questa iniziativa. L’obiettivo finale non è solo l’ampliamento delle ore, ma la creazione di un ambiente scolastico più accogliente, inclusivo e sicuro, dove ogni studente possa trovare un luogo di crescita e socialità, e dove la qualità della vita dei bambini, dei ragazzi e delle loro famiglie venga concretamente migliorata.
Proprio come scriveva, con infinita saggezza e lungimiranza, Giancarlo Cerini nell’“Atlante delle riforme (im)possibili”, “Tempo pieno per tutti nella scuola di base”!

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