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Tfa, per i 40mila aspiranti docenti che hanno superato le prove la strada rimane impervia e in salita

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I quesiti inesatti solo almeno 100 e non solo 38, come sostiene l’amministrazione. Tanti esclusi saranno costretti a fare ricorso. Inoltre, anche se i candidati all’abilitazione hanno un’età media di 33,6 anni, la gran parte invecchierà da supplente. Perché l’amministrazione si ostina a negargli il consenso per inserirsi nel doppio canale di reclutamento: quello che gli permetterebbe di insegnare con continuità e col tempo aspirare all’immissione in ruolo.

Marcello Pacifico (Anief-Confedir): ecco l’ennesima truffa all’italiana, ma noi non ci arrendiamo.

Per gli oltre 40mila aspiranti docenti ammessi alla prova scritta del secondo ciclo di Tfa ordinario la strada per arrivare in cattedra rimane impervia e in salita: al di là dei comunicati rassicuranti con cui il Miur ha in queste ore ha fatto sapere che alla preselezione fra il 14 e il 31 luglio hanno partecipato 101.414 candidati e che nelle classi di concorso singole è passato il 40,8% dei partecipanti, permangono due ordini di problemi irrisolti. Il primo riguarda l’inesattezza dei 2.860 i quesiti proposti: l’amministrazione, attraverso il Cineca, è intervenuta attuando appena 38 correzioni. Mentre la rete di esperti disciplinari dell’Anief, dopo aver esaminato più di 500 segnalazioni e denunce di presenti errori, ha individuato oltre 100 quesiti errati, appartenenti ad una quindicina di classi di concorso e 6 accorpamenti concorsuali.

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Anief, quindi, ritiene che rimangono in vita tutti i presupposti per avviare il ricorso al Tar del Lazio al fine di ottenere l’ammissione con riserva alle prove scritte successive dei ricorrenti, come già avvenuto con successo in occasione del primo ciclo abilitante bandito due anni fa: per presentare formale ricorso contro l’esclusione derivante da possibili quesiti inesatti, c’è tempo fino al 22 agosto compreso.

Ma c’è un altro punto su cui vale la pena soffermarsi: i 40mila potenziali partecipanti ai corsi di abilitazione hanno un’età media di 33,6 anni, ma la gran parte invecchieranno da supplenti. Perché l’amministrazione si ostina a negargli il consenso per inserirsi nel doppio canale di reclutamento: quello che gli permetterebbe di insegnare con continuità e col tempo aspirare all’immissione in ruolo. 

Da alcuni anni chi si abilita all’insegnamento – anche nella primaria e infanzia – è lasciato fuori delle graduatorie ad esaurimento provinciali (ex permanenti) che danno accesso alle supplenze annuali o al termine delle attività didattiche, e dalle immissioni in ruolo. Passare la selezione, frequentare il Tfa e acquisire l’abilitazione all’insegnamento non serve a nulla, perché si può insegnare già con la laurea dalle graduatorie d’istituto.

“Ancora una volta – spiega Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir – siamo qui a commentare l’ennesima beffa ai danni di giovani promesse che chiedo solo di insegnare, al termine di un lungo percorso abilitante e di tirocinio, dopo aver superato prove di accesso, pagato oltre 3mila euro di tasse per frequentare dei corsi, con sedi collocate anche a centinaia di chilometri da casa. E aver sostenuto un esame finale abilitante. Dopo tutto questo, non sembra vero, continueranno ad essere tenuti ai margini delle graduatorie che danno accesso all’immissione in ruolo”.

Eppure, dieci anni, più di 100mila aspiranti docenti che hanno svolto un percorso formativo simile presso le Ssis o le Facoltà di Scienze della Formazione primaria, sono stati inseriti nella terza fascia delle graduatorie ad esaurimento o ancora nel 2012 nella fascia aggiuntiva. Quella che oggi viene negata tutti i neo abilitati.

“Saremo ripetitivi, ma – conclude Pacifico – è l’ennesima truffa all’italiana. Una truffa contro cui il sindacato sta comunque combattendo, proprio per tutelare i diritti di chi ha acquisito un’abilitazione e chiede solo di trasmettere le proprie conoscenze a degli alunni”.

Per approfondimenti:

La selezione per accedere ai corsi Tfa per l’abilitazione all’insegnamento rimane piena di errori: il Cineca non pone rimedio