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20.04.2026
Aggiornato il 21.04.2026 alle 10:15

TFA troppo caro nelle università del Sud? Foti (Rettore Unict) spiega il perché: “Serve macchina organizzativa imponente”

Più richieste, più personale specializzato da coinvolgere, più costi di gestione da ammortizzare. Sono queste, secondo il magnifico rettore dell’Università di Catania, Enrico Foti, le ragioni principali dei costi più alti del TFA (Tirocinio Formativo Attivo) negli Atenei del Sud. Come ricordato da La Tecnica della Scuola in precedenti approfondimenti, nel Mezzogiorno possono arrivare a superare i 3.500 euro. Un impegno economico cospicuo per chi voglia diventare insegnante di sostegno. Segno di un ambito della scuola divenuto negli anni “leva occupazionale”, ha sottolineato il Rettore, ospite della nostra trasmissione “Logos. Storie e parole del mondo della scuola”, e che di conseguenza “richiede una organizzazione, mette su una macchina organizzativa particolarmente imponente“.

Il neo-rettore dell’Ateneo catanese – eletto lo scorso 29 settembre – parte proprio dai numeri dei tirocini, molto diversi tra le varie aree del Paese. “Al Nord sono modesti, mentre al Sud, come sappiamo, c’è un’importante richiesta“, spiega Foti. “Noi davvero mettiamo mettiamo a disposizione di questi studenti, di questi di questi laureati che vogliono diventare insegnanti, tantissime risorse“. Queste ultime, precisa il Rettore, sono sia logistiche che professionali. “Abbiamo un impegno importante sia in termini di spazi, sia in termini di aule, sia in termini di supporti e anche soprattutto in termini di docenti“. Questi ultimi infatti sono “tutor qualificati”, che per formare i futuri docenti di sostegno – un ruolo quanto mai delicato – devono assicurare “professionalità avanzate”, con relativi oneri da coprire.

“È chiaro che queste professionalità costano“, ribadisce Foti (che nel corso dell’intervista ha affrontato numerose questioni legate al rapporto scuola università, compreso l’orientamento e la dispersione scolastica). “Una cosa è organizzare una piccola classe, mentre da noi arrivano con i pullman tutti i venerdì pomeriggio”. Migliaia di richieste, che come detto devono essere coordinate nel modo migliore. Non solo dal punto di vista accademico, conclude il Rettore, “anche dal punto di vista dell’impatto sulla nostra organizzazione, che è in grado di gestirli ma che richiede una macchina organizzativa non banale”. Un tema di grande attualità, mentre si aspettano i dati ufficiali sul prossimo ciclo, l’undicesimo, che secondo le anticipazioni di Anief dovrebbe avere un fabbisogno circa 30mila posti.

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