Breaking News
Aggiornato il 14.11.2025
alle 16:48

Titolo di studio più basso, salute mentale più fragile (e anche le scelte alimentari cambiano). Parola di Istat

Valerio Musumeci

“Le persone di 25 anni e più con un basso titolo di studio (al massimo la licenza media) mostrano condizioni di salute mentale peggiori rispetto a chi possiede almeno un diploma di scuola superiore”. A metterlo nero su bianco è l’ultimo rapporto Bes (Benessere Equo e Sostenibile) di Istat, pubblicato nelle scorse ore. Per gli esperti esiste una correlazione diretta tra il livello della formazione scolastica e la condizione psico-fisica degli italiani. I meno formati, inoltre, sarebbero anche portati a compiere delle scelte alimentari meno salutari rispetto agli altri.

La situazione della salute mentale in generale

Il rapporto BES riserva un capitolo ad hoc all’istruzione e alla formazione, a cui La Tecnica della Scuola ha dedicato alcuni approfondimenti. Il tema della scuola si ritrova però anche in altri capitoli, come quello sulla salute. Quest’ultimo analizza anche il disagio psicologico, “componente essenziale della salute, come sottolineato dall’OMS”. In generale, nel 2024 l’indice di salute mentale è “stabile rispetto all’anno precedente”, ma guardando agli anni passati “la tendenza al miglioramento è molto contenuta e non statisticamente significativa”. Nessun passo avanti, insomma.

L’impatto del titolo di studio sulla salute mentale

Tornando alla scuola, secondo lo studio “lo svantaggio dei meno istruiti resta marcato dai 65 anni, con una differenza di 4,3 punti rispetto a chi possiede almeno la laurea”. Per la fascia tra i 25 e i 44 anni, “a partire dal 2021, si osservano condizioni di salute mentale peggiori tra le persone più istruite (68,5 diploma di scuola superiore, 70 licenza media nel 2024)”. Un risultato che per i tecnici dipende “dal peggioramento della salute mentale tra i giovani adulti più istruiti (-2,4 punti medi rispetto al 2016) e dal miglioramento tra i coetanei con un titolo di studio più basso (+1,5)”.

Le questioni territoriali (e le scelte sull’alimentazione”

Sul territorio “non appaiono differenze accentuate, ma le disuguaglianze diventano rilevanti quando si combinano ad altri fattori di svantaggio“. Per fare un esempio, il livello di salute mentale più basso “si ha tra le donne meno istruite del Mezzogiorno (63,6); quello più alto tra i laureati del Nord di 65 anni (71,8)”. Il titolo di studio, come detto, incide anche sulle scelte alimentari. “La propensione al consumo adeguato di frutta e verdura è maggiore tra le persone di 25 anni e più con istruzione elevata ( 21,8% tra i laureati) e si riduce al 16,7% tra chi ha al massimo il diploma”.

Giovani più esposti al disagio degli anziani

A livello generale, puntualizzano i tecnici, “l’indice di salute mentale tra le donne si mantiene sempre inferiore a quello degli uomini (66,5 contro 70,9 nel 2024)”, un dato che si conferma in tutte le classi di età. Infine, la condizione mentale migliore “si registra tra i più giovani (74,9 tra i maschi di 14-19 anni, 68,5 tra le ragazze della stessa età nel 2024)”, ma purtroppo “sia tra gli uomini sia tra le donne le condizioni peggiorano già tra i 20 e i 24 anni (valori pari rispettivamente a 71,4 e 65,6), per poi mantenersi stabili, e scendere di nuovo dai 75 anni (68,5 e 62,7)”.

Non sei ancora un utente TS+?

Registrati gratuitamente in pochi passi per ricevere notifiche personalizzate e newsletter dedicate