Tra qualche giorno, il 20 novembre, si celebrerà in tutto il mondo la Giornata Internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, in ricordo della Convenzione ONU approvata nel 1989 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
Nella Carta dei diritti, all’articolo 28 comma 2 si legge che “gli Stati parti adottano ogni adeguato provvedimento per vigilare affinché la disciplina scolastica sia applicata in maniera compatibile con la dignità del fanciullo in quanto essere umano e in conformità con la presente Convenzione.”
Paradossalmente – e in forte controtendenza, dato che nei Paesi del nord Europa le punizioni corporali a scuola sono state proibite per legge da molti decenni – la Danimarca starebbe tentando di fare un passo indietro. Come riportato, infatti, dal Courrier International, il ministro dell’Educazione ha recentemente dichiarato di volere estendere il campo di ‘intervento fisico’ del docente per ristabilire la calma in classe, in presenza di alunni oppositivi e insofferenti alle regole.
Il quotidiano danese Politiken, in particolare, riporta un episodio in cui il ministro ha evocato il caso di un maestro che ha afferrato per un braccio e trascinato fuori dalla classe un alunno perturbatore durante l’ora di musica. Il ministro ha voluto stigmatizzare il fatto? Assolutamente no, anzi! Ha solo socializzato alla stampa di avere già avviato una riflessione per mettere a fuoco il problema, valutando quali prerogative concedere al docente che avesse necessità di un intervento ‘muscolare’ per continuare a fare lezione tranquillamente.
Allo stato attuale, secondo la legislazione vigente in Danimarca, i docenti sono autorizzati a intervenire solo se il comportamento di un alunno può rappresentare un pericolo per l’incolumità di chi sta in classe.
Le proteste, come si può immaginare, sono arrivate in fretta: prima ancora che le idee del ministro potessero concretizzarsi in un disegno di legge, più di 500 ricercatori, docenti e pedagogisti hanno sottoscritto e inviato al Governo una lettera aperta nella quale esprimono tutta la loro sorpresa e inquietudine di fronte a quello che ritengono possa essere un enorme passo indietro nella strada da tempo intrapresa per rendere sempre di più la scuola un luogo in cui tutti gli alunni siano rispettati e al riparo da ogni forma di violenza fisica o psicologica.
Questo è quanto avviene in Danimarca, nello stesso momento in cui Steve Miller, Direttore globale di Save the Children per la protezione dell’infanzia, afferma che è tempo di accelerare i progressi per la protezione dei bambini dalle punizioni violente: “con l’obiettivo di un divieto globale entro il 2030, abbiamo 6 anni, non 60, per proteggere completamente i bambini dalle punizioni violente. Chiediamo a tutti i Paesi di vietare ogni forma di punizione corporale contro i minori e di ascoltare i più piccoli per attuare un reale cambiamento”.