Home Personale Trasferimenti scuola primaria, nel Nord è fuga dal sostegno. E la continuità?

Trasferimenti scuola primaria, nel Nord è fuga dal sostegno. E la continuità?

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Come abbiamo riferito in un articolo precedente, dopo i trasferimenti, secondo le elaborazioni Cisl dei dati ministeriali, quasi 7 docenti di sostegno su 10, in Italia, hanno lasciato il proprio posto di lavoro per spostarsi su altro grado di scuola o in un altro territorio o per passare alla cattedra di posto comune.

Su questo fronte ricordiamo che ben 12 mila insegnanti di sostegno quest’anno hanno fatto richiesta di posto comune, domande che sono state parzialmente accolte, producendo di fatto 4 mila trasferimenti al posto comune di insegnanti che si erano precedentemente specializzati sul sostegno, come riferisce il vice direttore Reginaldo Palermo. Una cifra talmente alta che fa pensare che l’abilitazione sul sostegno sia uno strumento di ingresso nel mondo della scuola più che un reale intento dei docenti di operare con la disabilità.

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Mancanza di continuità didattica

Il problema ricade pesante e diretto sugli alunni con disabilità o comunque con disturbi di apprendimento tali da richiedere il sostegno. Sono loro, infatti, a subire le maggiori privazioni in termini di mancanza di continuità didattica. Quali obiettivi pedagogico-didattici o di crescita cognitiva ed emotiva, possono raggiungere bambini che vedono cambiare continuamente figure di riferimento, metodi, approcci ai problemi?

La situazione in Nord Italia

Per avere contezza della gravità della questione, basti citare le elaborazioni Cisl. Le vette più alte del fenomeno le ritroviamo nel Nord Italia, dove, alla scuola primaria registriamo il 69% di cattedre vuote, praticamente 7 docenti su 10. In numeri assoluti parliamo di 7.118 posti liberi nelle scuole primarie del Nord, contro i 2075 del Centro e i 1086 del Sud. Insomma, pare che chi abbia un posto di sostegno al Sud si “accontenti” di quello pur di restare vicino casa, mentre nelle regioni e nelle province settentrionali il fenomeno assume le sembianze di una vera e propria fuga.

Maddalena Gissi, segretaria di Cisl Scuola, a commento dei dati sul sostegno, spiega che sebbene continuino a esserci docenti di sostegno appassionati del proprio lavoro che restano in cattedra anche oltre 5 anni, si tratta di una minoranza. Il rischio cattedre vacanti a settembre è reale; quanto alla cattedre coperte, spesso su di queste presteranno servizio docenti non specializzati. Ragion per cui il Ministero ha in programma di attivare da settembre i corsi di formazione di 25 ore obbligatorie per tutti i docenti di sostegno e curricolari che operano in classi con alunni con disabilità, annuncio che ha già prodotto insoddisfazione e polemiche.