Una riflessione a tutto tondo sul mondo dell’istruzione, dal rapporto tra studenti e docenti a quello con i compagni, dall’integrazione degli alunni stranieri al rapporto tra i sessi in età adolescenziale. Sono i temi di “Un anno si scuola”, il nuovo film della regista Laura Samani, uscito al cinema nei giorni scorsi e già al centro delle lodi degli addetti ai lavori. “È un film italiano piccolo per dimensione produttiva e molto leggero nel contenuto”, scrive Il Post, “che però, da quando è stato presentato alla Mostra del cinema di Venezia a settembre, ha raccolto apprezzamenti con un’unanimità rara nella critica”.
La pellicola, teen movie che scorre “tra amori, amicizie, litigate e fratture con gli adulti” è ispirata al racconto omonimo dello scrittore italiano del secolo scorso Giani Stuparich – già adattato per la televisione negli anni Setttanta – trasportato nei primi anni Duemila. “Come dice il titolo, racconta un anno di scuola, l’ultimo, di una ragazza svedese venuta a vivere in Italia con il padre e iscritta nella classe di un istituto tecnico in cui, a parte lei, ci sono solo maschi. Gli attori sono tutti non professionisti, è ambientato a Trieste e l’intreccio è usato per mostrare idee non banali sui rapporti tra ragazzi e ragazze a quell’età e sulla maturazione dei sentimenti”.
Secondo Il Post, dall’uscita del film Samani “è diventata probabilmente la regista più promettente nel cinema italiano“. Si tratta del secondo lavoro di una protaginista già affermata sul grande schermo. “Prima aveva fatto un solo altro film, Piccolo corpo, nel 2021, che era bastato a renderla molto conosciuta da chi è nel settore o lo segue da vicino. Infatti era stato selezionato alla Semaine de la critique del festival di Cannes e aveva vinto il David di Donatello per il miglior esordio alla regia, un’accoppiata che capita di rado. Proprio parlando di Piccolo corpo, il critico Francesco Alò ha recentemente definito Samani ‘una delle registe più importanti e interessanti del cinema italiano'”.