Un secondo filmato riaccende il caso della scuola di Parma, dove nei giorni scorsi uno scontro fisico tra un gruppo di ragazzi e due insegnanti aveva fatto il giro del web. A diffonderlo è l’avvocata di uno degli studenti indagati, che chiede di “raccontare la storia tutta intera”.
Secondo quanto riportato dal Corriere, la svolta arriva con la pubblicazione di un secondo filmato, diffuso dall’avvocata di uno degli studenti “nell’interesse della verità e della giustizia” per il suo assistito. Le immagini mostrerebbero quello che sarebbe accaduto prima dello scontro già noto, e rovescerebbero almeno in parte la lettura dei fatti circolata finora. “Questo nuovo video secondo noi è importante perché mostra quello che è successo prima del video che ha fatto il giro del web nei giorni scorsi”, ha dichiarato l’avvocata. “È il professore che invita i ragazzi a seguirlo nel parco. È lui che dice qualcosa tipo: andiamo di là, lontano dalla scuola. Indica proprio il luogo. Non sono i ragazzi che lo rincorrono così, di punto in bianco. Se dobbiamo raccontare questa storia, allora raccontiamola tutta“. Nel filmato precedente, già ampiamente condiviso sui social, si vedevano i ragazzi inseguire uno dei due professori e poi un secondo insegnante che immobilizzava a terra uno studente, mentre un altro ragazzo lo colpiva alla schiena con quello che sembrava una cinghia. Nel nuovo video, secondo la legale, la scena è ben diversa: “I ragazzi lo seguono in fila indiana tranquillamente”.
La vicenda si complica sul fronte legale. I genitori degli studenti non sono rimasti in silenzio. La famiglia del maggiorenne ha presentato una denuncia formale nei confronti dei professori coinvolti nella colluttazione, aprendo di fatto un doppio binario giudiziario: da un lato il procedimento penale a carico degli studenti, dall’altro quello a carico degli adulti.
Dietro la presenza dell’avvocata c’è una ragione precisa: i tre studenti coinvolti — di 17, 16 e 15 anni — risultano tutti indagati a vario titolo per violenza e minacce aggravate nei confronti di personale scolastico. Il procedimento è scattato d’ufficio, come previsto dalla legge Cartabia e dal decreto sicurezza: l’indagine parte automaticamente se i fatti avvengono nei pressi di una scuola a danno di chi vi lavora. Una meccanismo che prescinde dalla volontà delle vittime: i due professori, infatti, non hanno firmato alcuna denuncia contro i ragazzi. Per i minorenni è competente il tribunale di Bologna; per gli insegnanti, invece, procede la procura ordinaria. Nel frattempo, i tre studenti hanno già subìto una sospensione di un mese e rischiano la bocciatura.