Attore, regista, comico. Ma prima ancora studente con una pagella che assomigliava a una schedina del totocalcio e un sogno che non aveva ancora trovato la sua forma. Alessandro Siani si racconta nella rubrica Foto di classe del Corriere, che indaga il rapporto tra la scuola e chi ce l’ha fatta o chi ha faticato a farcela.
Il camice da odontotecnico nella foto di classe è il primo indizio. Siani frequentava un istituto professionale, ma la vocazione per le pinze dentali non si è mai manifestata. “Il camice che indosso nella foto evidenzia che sarei potuto diventare un odontotecnico. Ma, purtroppo per i miei genitori, non fu così. Ben altro dovettero accettare”, racconta l’attore con la consueta ironia. La scuola, allora, era soprattutto un ostacolo tra lui e il pallone. “Mi piaceva il calcio più che la scuola. Sognavo al massimo una scuola calcio. I nostri ‘filoni’ erano l’occasione per fuggire e correre nella villa comunale. Giocavamo fino a quando non si sentiva la mitica frase ‘chi segna vince'”.
Sui voti, Siani non si nasconde. La pagella raccontata dal padre con un’immagine rimasta celebre in famiglia: “Mio padre un giorno disse: ‘Di chi è questa schedina: 1, 1, 2?’. Mia madre rispose: ‘È la pagella di Ale'”. Eppure, in mezzo a quel disastro numerato, c’era una materia che resisteva: l’italiano. “La mia materia preferita era l’italiano, avevo un’insegnante fantastica. Anche se per me era come se fosse un’insegnante di lingua straniera. Mi ha fatto amare la lettura. Si intende leggevo il Corriere dello Sport, La Gazzetta dello Sport”. La matematica e la chimica, invece, erano terreno ostile. “La materia più odiata era la matematica, ma anche la chimica aveva i suoi haters. Ma alla fine sono riuscito a cavarmela: non mi hanno mai bocciato”. E proprio la chimica torna nei sogni di Siani ancora oggi, con l’immagine ricorrente di un’interrogazione scampata per assenza strategica: “La notte sogno ancora l’insegnante di chimica che mi chiede: ‘Perché non sei venuto a scuola? Ti dovevo interrogare’. E io: ‘Appunto professò!'”.
C’è però un momento preciso in cui la scuola diventa qualcosa di diverso. Un insegnante di religione, propone al giovane Siani di mettere in scena uno spettacolo. “Devo ringraziare l’insegnante di religione che mi propose di fare uno spettacolo per la scuola. Grazie a lui ho conosciuto le opere di Scarpetta, di Petito e Di Maio. La magia di Eduardo e il talento di Totò. Lo spettacolo che mettemmo in scena si chiamava: ‘Don Felice Sciosciammocca. Ma chi se l’aspettava’. E, infatti, tutto ciò che mi è successo, ma chi se l’aspettava!”. È il teatro napoletano della tradizione a fare da scintilla. Da quella recita scolastica improbabile nasce, forse, il percorso che lo porterà al cinema. La scuola, alla fine, gli ha lasciato anche qualcosa di più intangibile: “La notte prima degli esami resta la più grande sfida con te stesso. Mentre la vivi, sei sempre un ragazzino che guarda il mondo a testa in giù”.