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11.09.2025

Una docente 57enne: “Otto anni lontana da casa, carriera rovinata. Ho assunto un’autista e a volte stavo in albergo”

Redazione

Sono tante le storie assurde di precariato di cui stiamo dando notizia in questi giorni. A Fanpage si è rivolta una docente.La 57enne, napoletana, è diventata di ruolo nel 2015 per poi essere spedita a Latina per ben otto anni.

“Tra poco vado in pensione”

“Tra poco vado pure in pensione, mi hanno rovinato la carriera”, si sfoga. Otto anni in una città a due ore di distanza dalla propria, passati tra treni all’alba e un piccolo albergo per quei giorni in cui il pernottamento era più comodo di tornare a Napoli.

Lei parla degli ultimi anni trascorsi a Latina come alcuni tra i più brutti della sua vita. La professoressa ha ritenuto meno sconveniente affidarsi a un piccolo albergo per le poche volte settimanali in cui le toccava rimanere a scuola fino a tardi a causa di rientri pomeridiani o riunioni varie, piuttosto che affittare un appartamento. Ciò nonostante, le spese minime mensili tra spostamenti e alloggio si aggiravano tra i sei e i settecento euro. “Sono stata costretta ad assumere un’autista privata – rivela la docente – per muovermi nel centro o nella provincia di Latina, che non è ben collegata come altre città più grandi”.

Le parole del legale

Alla fine ce l’ha fatta, è tornata a Napoli, dopo dieci anni col posto di ruolo. Il suo avvocato spiega: “Le graduatorie del 2016 erano su base nazionale e sono state caratterizzate da mancanza di trasparenza e mancanza di controllo umano sull’algoritmo che le ha gestite. E con criteri irrazionali perché in certi casi i posti di lavoro al sud c’erano, ma i professori sono comunque stati mandati altrove”.

A subire le conseguenze del sistema che ha governato le nomine scolastiche nel 2016 sarebbero stati migliaia di professori. “Tra il 2019 e il 2020, il Tar ha fatto rientrare nelle proprie zone d’origine circa 800 docenti annullando la validità di quelle graduatorie – racconta l’avvocato -. Chi non ha fatto in tempo a fare ricorso, si è affidato alla giustizia ordinaria. Lei è uno degli ultimi casi a cui ho lavorato e ora devono trovarle un posto su base provinciale, a Napoli”.

“Tutti i docenti fuori sede sono precari pur essendo di ruolo, – confessa lei – con la differenza che un precario ha più possibilità di scegliersi scuole vicino a casa, mentre un professore di ruolo, mandato a lavorare lontano, deve sostenere tutta una serie di spese che gli fanno entrare in tasca meno di uno che tira avanti con le supplenze”.

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