Home Attualità Utilizzazioni e assegnazione provvisorie 2021, Turi (Uil): “sembra un dialogo tra sordi”

Utilizzazioni e assegnazione provvisorie 2021, Turi (Uil): “sembra un dialogo tra sordi”

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A poche ore di di distanza dai presidi di protesta dei sindacati contro l’operato del governo sulla scuola, intervistiamo Pino Turi il segretario generale della Uil Rua: lo facciamo, tra l’altro, subito dopo l’incontro tra il ministro Patrizio Bianchi e i sindacati di categoria, durante la quale è stata presentata la bozza del testo con cui saranno disposte per il 2021/22 le utilizzazioni e le assegnazioni provvisorie.

Segretario Turi, oggi siete stati convocati al MI su utilizzazioni ed assegnazioni provvisorie, quali le novità?

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“Sì, siamo stati convocati ma come spesso accade sembra un dialogo tra sordi. In una materia che riguarda il rapporto di lavoro, che dovrebbe essere appannaggio delle parti contraenti, si è messo di mezzo il Parlamento con leggi che per loro natura sono rigide e non aderenti alla realtà come è, invece, il contratto.
Lo strumento contrattuale può fotografare la situazione reale ed attuale, senza inseguire posizioni pregiudiziali, quelle che potevano avere una ragione nel momento in cui furono realizzate ma oggi sono superate dai fatti contingenti.
Il ministro ha sbagliato ad inseguire le varie posizioni partitiche e non assumersi la responsabilità di decidere attraverso il confronto e il contratto. Metodo tracciato peraltro nel Patto per la scuola voluto dal ministro stesso.

È stata affrontata la questione sul vincolo per i neo immessi in ruolo 20/21, docenti e DSGA,  gli unici a non poter presentare domanda per la mobilità annuale secondo la legge 159/ 2019 non modificata dal D.L. 73/ 2021 ora in discussione alla Camera per la conversione in legge?

Sul piano strettamente giuridico, il vincolo-operativo per il trasferimento, a parere della UIL Scuola, non ha effetti sulle assegnazioni provvisorie. Infatti il CCNI sulle utilizzazioni è stato stipulato successivamente alla legge n. 159 che disponeva il vincolo che pertanto risulta disapplicato. 

Per quanto riguarda il reclutamento dei docenti, oltre centomila sono i posti vacanti dopo la mobilità 2021/22, al Nord su sostegno solo 1 posto su 5 è coperto da un insegnante di ruolo.

Non è una novità, lo diciamo da tempo. Bisogna risolvere la piaga del precariato mettendo in ruolo i docenti precari. Abbiamo sottoscritto accordi, con ogni ministro ed ogni Governo, negli ultimi tre anni, e nulla è stato fatto. Non si tratta di proposte belle o buone, si tratta di mancanza di volontà politica per motivi evidentemente ideologici di un pensiero unico che si sta radicalizzando contro la scuola e l’insegnamento. 

La situazione ormai è insostenibile. Quali sono le proposte del sindacato e soprattutto ci sono ancora i margini per la risoluzione della vertenza sul precariato che richiederebbe procedure immediate per la  stabilizzazione?

Il Parlamento è chiamato alla sua responsabilità per modificare un Decreto Legge che non piace a nessuno: non piace a nessuna forza politica, di maggioranza e di opposizione, non piace ai sindacati, ai lavoratori. Ci chiediamo a chi possa piacere… e la risposta che viene fuori è sempre negativa, per la scuola costituzionale e statale di questo Paese.

Segretario Turi, ieri a Roma e in molte città d’Italia, da Torino a Milano, da Firenze a Napoli, da Bari a Palermo, i sindacati hanno manifestato unitariamente (tranne la Gilda) contro il DL 73 (sostegni bis) che agli artt. 58 e 59 tratta di scuola. Cosa non trovate nel DL 73 rispetto al Patto per la scuola che lo scorso 20 maggio avete firmato a Palazzo Chigi?

Nulla! E’ il motivo della mobilitazione che ha visto l’insieme dei sindacati scendere in piazza superando le loro diverse posizioni, ma unite negli obiettivi che sono semplici: assumere i precari docenti ed ATA, compresi i DSGA f.f. dal 1°settembre; fare venire meno i vincoli e le invasioni legislative sulle materie contrattuali; preservare gli organici riducendo il numero di alunni per classe; rendere stabili i criteri che modificano i parametri numerici; riconoscere l’autonomia delle scuole, prima sottodimensionate, ora indicate dalla Legge Finanziaria, consentendo l’assegnazione di Dirigenti e DSGA; garantire una ripartenza a settembre in tutta sicurezza, anche sanitaria.
In definitiva abbiamo rivendicato diritti. Vogliamo dare certezze al personale e di conseguenza ai ragazzi e alle famiglie che alla scuola guardano con fiducia. 

Rebus sic stantibus, come si aprirà l’anno scolastico 2021/22, l’anno del ritorno dopo il Covid, per quanto riguarda il numero degli alunni nelle classi, gli organici docenti e ATA, gli spazi, la sicurezza, quelle carenze strutturali che sono venute fuori durante l’emergenza legata alla pandemia? I soldi ci sono, c’è una volontà politica di spenderli?

Il Covid ha segnato una generazione. E’ una stagione che va superata con investimenti e visione ampia e di lungo periodo. Non servono ipotetiche ulteriori riforme ma interventi coordinati, legati all’emergenza pandemica.
La lezione del coronavirus ha indicato la strada da intraprendere che è quella opposta a quella inseguita dai fautori del neo liberismo applicato a tutto, persino alla scuola che, invece deve mantenere la sua funzione: ridurre le disuguaglianze e dare alle nuove generazioni opportunità e conoscenze che li rendano liberi cittadini. 

Capitolo contratto. Quali sono i punti irrinunciabili per la Uil Scuola RUA per il rinnovo del Contratto di lavoro scaduto il 31.12.2018?

I contratti si firmano in due e si basano sulla fiducia reciproca. Fiducia che, purtroppo – in questi ultimi tre anni almeno – sta venendo sempre meno. Come ho ricordato, abbiamo firmato accordi sempre disattesi; se qualcuno pensa che il rinnovo del contratto nazionale possa seguire lo stesso percorso – essere utilizzato come foglia di fico per nascondere scelte regressive sul sistema scolastico – sta sbagliando i suoi conti. Quella di ieri è solo l’inizio di una mobilitazione molto intensa che ha come presupposto necessario l’individuazione delle risorse sufficienti per rinnovare il contratto sia sotto l’aspetto retributivo che normativo.

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