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Aggiornato il 25.07.2025
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Valditara al Senato: “Esperienze didattiche con al centro empatia, fiducia e gentilezza nella scuola che stiamo riformando”

Oggi, 24 luglio, il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha risposto ad alcune interrogazioni parlamentari nel corso del question time al Senato. La prima ha avuto come oggetto l’introduzione dello psicologo scolastico, la seconda l’educazione emotiva nelle scuole.

Psicologo scolastico, la prima interrogazione

Di: GASPARRI, OCCHIUTO, DAMIANI, DE ROSA, FAZZONE, GALLIANI, LOTITO, PAROLI, RONZULLI, ROSSO, SILVESTRO, TERNULLO, TREVISI, ZANETTIN

“Premesso che – Il Gruppo di Forza Italia ha depositato, sia al Senato che alla Camera, proposte per introdurre in modo strutturale lo psicologo scolastico. È una misura di prevenzione e ascolto, non sanitaria, non medicalizzante, ma educativa, culturale e sociale. Un presidio leggero, ma prezioso, a disposizione della comunità scolastica;

non si tratta di dire che tutti gli studenti abbiano bisogno dello psicologo. Ma nella vita di ciascuno, soprattutto in età adolescenziale, ci sono fasi di fragilità, transizioni difficili, domande che restano senza risposta. Lo psicologo non è lì per ‘curare’, ma per accogliere, orientare, sostenere;

l’assenza di ascolto, al contrario, può generare isolamento, sofferenza, forme latenti di disagio che poi, se non intercettate, rischiano di trasformarsi in patologie vere e proprie. E se è vero che può anche esistere una componente genetica nel malessere psicologico, è altrettanto vero, come ricorda l’epigenetica, che l’ambiente, la scuola, le relazioni possono fare la differenza, aiutando a trasformare una vulnerabilità in risorsa;

per questo la proposta prevede un modello nazionale, flessibile e sostenibile, con una soglia minima di servizio garantita dallo Stato (uno psicologo ogni 4 scuole) e la possibilità per le Regioni di estendere il servizio fino ad arrivare alla condizione ottimale. L’avvio potrebbe riguardare da subito le scuole secondarie, con un costo stimato di 80 milioni annui: una cifra contenuta, per un impatto potenzialmente enorme;

lo psicologo scolastico non è un lusso. È una figura educativa, che lavora con insegnanti, famiglie e studenti per rafforzare le competenze emotive e relazionali, per ridurre lo stigma, e per dire ai ragazzi con i fatti che chiedere aiuto non è debolezza, è consapevolezza,

si chiede di sapere se il Governo intenda farsi carico direttamente di sostenere questa proposta, assumendola come propria e prevedendo già nel prossimo disegno di legge di bilancio le risorse necessarie e se non ritenga urgente, anche alla luce dell’esperienza europea, dotare il nostro Paese di un modello stabile, unitario e duraturo, superando la frammentazione attuale”.

Ecco la risposta di Valditara, riportata da Italia Oggi: “Stiamo predisponendo il decreto attuativo perché le nuove norme di sostegno psicologico siano già operative dal prossimo anno scolastico. Il benessere psicologico degli studenti è una questione strategica per la nostra scuola e il futuro della società ed è una priorità assoluta nell’agenda politica del Ministero e del Governo”.

Per l’attivazione in via sperimentale dei presidi – ha proseguito Valditara – la legge di Bilancio ha previsto l’istituzione di un fondo di 10 milioni di euro per il 2025, e di 18,5 milioni di euro a decorrere dal 2026. Ovviamente le risorse dovranno essere ulteriormente incrementate così da poter assicurare assistenza psicologica agli studenti. “Stiamo già predisponendo – ha spiegato – il relativo decreto attuativo perché le nuove norme di sostegno psicologico siano già operative dal prossimo anno scolastico” sottolineando inoltre la “volontà di istituire un gruppo di lavoro a Palazzo Chigi”.

Educazione emotiva a scuola, la seconda interrogazione

Di: ALOISIO, NAVE, LICHERI Sabrina, PIRONDINI, PIRRO, CROATTI, DI GIROLAMO, CATALDI, NATURALE, TURCO

“Premesso che – l’educazione emotiva è un approccio didattico che mira a insegnare agli studenti le competenze necessarie per comprendere ed esprimere le proprie emozioni in modo sano ed efficace. Attraverso l’educazione emotiva, gli studenti imparano a gestire lo stress, a sviluppare l’empatia, a costruire relazioni positive e ad affrontare in modo costruttivo i conflitti. Queste competenze sono fondamentali per il successo non solo nella vita personale, ma anche nella sfera accademica e professionale. Pertanto, introdurre l’educazione emotiva nelle scuole italiane apporterebbe numerosi benefici;

quanto descritto è un argomento di crescente interesse in tutto il mondo e molti Paesi europei hanno adottato approcci diversi per integrarla nel loro sistema educativo. In particolare, gli approcci specifici all’educazione emotiva possono variare da Paese a Paese, perché sono il risultato di un processo culturale legato agli usi e ai costumi. Questi includono la formazione dei docenti di tutte le diverse discipline, aspetto essenziale negli aggiornamenti biennali, indispensabile per migliorare l’approccio didattico nell’ambito dell’evoluzione emotiva, soprattutto in quest’epoca post pandemica. Ma per insegnare le competenze emotive, devono essere utilizzati professionisti con alta specificità, quali psicologi, medici specialisti, psichiatri. Quindi, si rende necessario aumentare il monte ore scolastico, nella misura di un’ora aggiuntiva settimanalmente, svolta dalle suddette figure professionali;

inoltre, occorre conferire all’educazione emotiva il carattere di una vera disciplina che rientra nel curriculum scolastico, che utilizza materiali didattici dedicati, organizzando attività pratiche e incoraggiando la partecipazione attiva degli studenti. Promuovere il benessere emotivo degli studenti non solo migliora lo sviluppo individuale, ma contribuisce anche a creare un ambiente scolastico più inclusivo e coinvolgente;

considerato che:

i Paesi Bassi sono considerati pionieri nell’implementazione dell’educazione emotiva nelle scuole. Quest’ultima è considerata parte integrante del curriculum nazionale: gli studenti partecipano a lezioni strutturate che coprono argomenti come la gestione delle emozioni, la comunicazione efficace e la resilienza emotiva. Gli insegnanti sono formati specificamente per insegnare queste competenze e vengono utilizzati materiali didattici dedicati;

analogamente, la Svezia ha adottato l’educazione emotiva come parte del proprio curriculum scolastico. In questo Paese, l’obiettivo è sviluppare negli studenti una maggiore consapevolezza delle proprie emozioni e delle emozioni degli altri. Vengono utilizzati metodi interattivi, come il lavoro di gruppo e il gioco di ruolo, per promuovere l’apprendimento delle competenze emotive. L’educazione emotiva è una disciplina che ha pari dignità alle altre materie curriculari;

la Finlandia, invece, notoriamente riconosciuta per il suo sistema educativo di successo, ha integrato l’educazione emotiva nelle scuole. Invece di lezioni formali, si dà enfasi alla creazione di un ambiente scolastico. Soprattutto tutti i docenti devono condividere le proprie emozioni mettendosi in discussione e ponendo la propria esperienza al servizio del gruppo. Gli studenti imparano l’empatia e la gestione delle emozioni attraverso esperienze pratiche e progetti di gruppo;

nel Regno Unito, invece, l’educazione emotiva è chiamata PSHE (Personal, Social, Health and Economic Education). Questo ambito di apprendimento copre una vasta gamma di argomenti, tra cui la salute mentale, le relazioni interpersonali e la consapevolezza emotiva. Gli studenti partecipano a lezioni strutturate e discussioni guidate, e vengono incoraggiati a esplorare e riflettere sulle proprie emozioni;

queste sono solo alcune delle esperienze di Paesi europei nell’implementazione dell’educazione emotiva nelle scuole;

molti altri Paesi europei, come la Norvegia, la Danimarca, la Germania e la Spagna, stanno anche lavorando attivamente per integrare l’educazione emotiva nel loro sistema educativo. In generale, i Paesi europei che hanno adottato l’educazione emotiva nelle scuole hanno riscontrato diversi benefici. Questi includono un miglioramento dei rapporti interpersonali, una diminuzione dei comportamenti problematici degli studenti, una maggiore consapevolezza di sé e degli altri, una migliore gestione dello stress e un aumento del benessere emotivo complessivo degli studenti. Inoltre, l’educazione emotiva viene spesso correlata a una maggiore motivazione e successo accademico degli studenti;

considerato infine che, a parere degli interroganti:

sulla base di queste esperienze internazionali, è possibile trarre importanti lezioni per l’implementazione dell’educazione emotiva nelle scuole italiane di ogni livello e grado, fornendo una formazione adeguata agli insegnanti, in modo che siano in grado di guidare efficacemente gli studenti nell’esplorazione e nella gestione delle emozioni;

è necessaria una collaborazione stretta e sinergica tra scuole, famiglie e comunità per garantire che l’educazione emotiva sia integrata in modo efficace nel sistema educativo,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo condivida l’opportunità di implementare l’educazione emotiva nelle scuole, prevedendo lo stanziamento di apposite risorse volte all’aggiornamento degli insegnanti almeno ogni due anni, affinché siano in grado di insegnare competenze emotive e sociali ai loro studenti;

se, al fine di implementare l’educazione ai sentimenti nelle istituzioni scolastiche italiane d’ogni ordine e grado, anche sulla base delle indicazioni di cui al DDL n. 1334 depositato dalla prima firmataria del presente atto, condivida che il monte ore scolastico venga incrementato, così da introdurre nel sistema didattico tale disciplina curriculare senza valutazioni formali o in termini di voto, prevedendo che il riparto delle risorse stanziate tenga conto dei tassi di abbandono scolastico e di povertà educativa relativi alle singole aree o regioni”.

Ecco la risposta di Valditara alla seconda interrogazione: “

Il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Professor Valditara, ha risposto all’interrogazione della Senatrice Aloisio con le seguenti parole:

“Sono pienamente consapevole che è fondamentale oggi più che mai promuovere tra le studentesse e gli studenti una cultura delle relazioni fondata sull’empatia, sul rispetto reciproco e sulla valorizzazione delle differenze. E infatti siamo intervenuti, siamo già intervenuti proprio in questa direzione con una pluralità di azioni che muovono in una prospettiva di profonda riforma del nostro sistema scolastico. Mi riferisco in particolare alle nuove Indicazioni Nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia del primo ciclo di istruzione dove abbiamo rafforzato l’idea di una scuola che educa non solo alla conoscenza ma anche al rispetto verso l’altro, una scuola che educa ai sentimenti e alla qualità delle relazioni educative, che mira dunque alla formazione, sin dai primi anni, non solo di studenti competenti ma anche e soprattutto di persone complete e integrate nel tessuto sociale”.

“L’empatia è espressamente uno dei cardini del nuovo progetto educativo anche dal punto di vista sistematico. L’obiettivo è dunque un’educazione completa che accompagni bambini e bambini, ragazzi e ragazzi a riconoscere e valorizzare le differenze di ciascuno. Tutto ciò nel solco di un altro intervento di fondamentale importanza a cui avevamo già provveduto in precedenza ovvero le linee guida per l’insegnamento dell’Educazione Civica che pure abbiamo voluto rinnovare e che hanno posto particolare attenzione al rispetto verso ogni persona e alla costruzione di relazioni corrette e consapevoli. Aggiungo che proprio il tema dell’empatia, della educazione alle relazioni, una formazione che sia sempre più sensibile all’aspetto anche psicologico dei giovani è stato inserito in Agenda Sud e Agenda Nord”.

“La scuola che stiamo riformando è dunque chiamata a svolgere un’azione educativa e preventiva profonda che formi al sentire attraverso esperienze didattiche che mettano al centro valori fondamentali come la fiducia, la gentilezza e appunto l’empatia. Voglio ricordare che l’empatia e la gestione delle emozioni sono state valorizzate anche con il disegno di legge approvato in quest’aula che introduce lo sviluppo delle competenze non cognitive trasversali nei percorsi scolastici. Perciò aggiungo che il Ministero avvalendosi dell’Indire ha anche attivato percorsi di formazione in favore di docenti coinvolti nelle attività di educazione al rispetto e alle relazioni corrette mediante la collaborazione con l’Ordine degli psicologi e con altri organismi scientifici e professionali qualificati così come è importante avviare forme di collaborazione con l’Ordine di Psicologi per individuare momenti di supporto a eventuali fragilità. In conclusione, per rispondere allo specifico quesito posto sento di poter dire che quanto abbiamo fatto e stiamo facendo costituisce una prima risposta concreta, efficace e ancora più ambiziosa di quanto proposto dalla presente interrogazione. Dobbiamo proseguire su questa strada disegnando sempre di più un modello di scuola improntato sulla centralità e sul rispetto di ogni persona e su relazioni umane corrette e positive”.

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