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Valeria Fedeli: “Per fare il docente non basta laurearsi, bisogna anche sapere insegnare” [INTERVISTA]

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L’ex ministra dell’Istruzione del Governo Gentiloni, Valeria Fedeli, oggi senatrice del Partito Democratico, si esprime sui temi caldi della scuola, dalla riapertura degli istituti e il rientro in classe degli alunni alla retribuzione degli insegnanti, dai meccanismi di reclutamento docenti al riordino del sistema di formazione iniziale. E sul percorso Fit rivendica: “Ero e sono molto convinta delle modifiche che avevamo introdotto per il nuovo reclutamento dei docenti. Per poter insegnare non basta laurearsi in una materia: bisogna anche saperla insegnare.”

L’intervista integrale

1) Senatrice Fedeli, quali a suo avviso le azioni indispensabili da mettere in campo nell’immediato per riaprire il prossimo settembre la scuola in sicurezza?

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Proprio oggi (mercoledì 7 aprile) sarà depositata alla Camera una mozione unitaria di maggioranza per assicurare la riapertura delle scuole in sicurezza. Una decisione politica di grande importanza e assunzione di responsabilità che parte da un dato fondamentale: l’80% del personale scolastico risulta ad oggi già vaccinato. Pertanto si impegna il governo, tra le altre azioni da mettere in campo per il recupero degli apprendimenti, della socialità e dei gap formativi in genere, a concludere nel minor tempo possibile la vaccinazione del personale restante, a investire risorse su tamponi più frequenti, mascherine che assicurino un più elevato standard di sicurezza (FFP2), termoscanner e sistemi per la ventilazione meccanica controllata. A settembre sarà trascorso un anno e mezzo dal primo lockdown. Nel corso dei mesi successivi milioni di bambine e bambini, ragazze e ragazzi hanno perso moltissime ore di scuola in presenza. Una perdita che non si può quantificare esclusivamente in termini didattici ma che riguarda anche e soprattutto la sfera relazionale, sociale, emotiva e cognitiva con effetti che impattano non solo sulle singole vite ma su tutta la società con un rischio di aumento delle disuguaglianze e arretramento culturale, sociale ed economico molto forte. Ecco perché l’impegno per garantire la scuola in presenza, accompagnata parallelamente alla didattica digitale verso un sistema misto tra presenza e distanza sempre più integrato, è assolutamente prioritario per l’intero sistema Paese. Per lo sviluppo, la crescita, il lavoro di qualità dobbiamo mettere al centro il valore trasversale a tutti gli altri settori dell’investimento strategico in educazione, conoscenza, formazione – fin dall’asilo nido – e del futuro di questa e delle prossime generazioni.

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2) Lei è stata l’ultima Ministra dell’Istruzione che ha chiuso un contratto per la Scuola. Dopo sono passati altri quattro ministri di diverse aree politiche, ma nessuno, pur esprimendo critiche sulle attuali retribuzioni  dei docenti,  ha trovato risorse adeguate per il rinnovo del contratto di lavoro  2019-2021, non crede sia giusto riconoscere al ruolo docente un riconoscimento economico adeguato con un contratto di ” risarcimento”?

I contratti vanno regolarmente rinnovati alla scadenza e quindi è giusto che anche il contratto collettivo nazionale di insegnanti e personale Ata venga al più presto rinnovato tenendo conto della necessità di coprire economicamente anche il periodo eventualmente non coperto tra una scadenza contrattuale e il rinnovo stesso. Inoltre, rimango convinta che il rinnovo del contratto per tutto il personale della scuola debba sempre più orientarsi ad armonizzare le retribuzioni, le condizioni di lavoro, la formazione in ingresso e permanente, con le migliori condizioni di esercizio della professionalità docente come avviene negli altri paesi europei.

3) Il Fit era un modello di reclutamento che poteva senz’altro  essere migliorato, non crede sia stato un grave errore la sua  abolizione?

Sul percorso FIT feci il decreto legislativo nel 2017. Ero e sono molto convinta delle modifiche che avevamo introdotto per il nuovo reclutamento dei docenti. Per poter insegnare non basta laurearsi in una materia: bisogna anche saperla insegnare. Imparare ad insegnare, misurarsi attraverso un tirocinio con l’esercizio concreto dell’insegnamento, è fondamentale per l’accesso alla professione. Da qui poi si misura la qualità dell’insegnamento stesso e quindi il giusto riconoscimento sociale ed economico alla professione docente. Per questo mi auguro possa esserci una rivalutazione di quel percorso fondamentale a garantire non solo e non più il diritto allo studio delle studentesse e degli studenti ma un effettivo diritto all’apprendimento.

4) La legge 107/2015 lei la votò e dovette poi attuarla da Ministra del Governo Gentiloni,  una legge non voluta bensì subita dai docenti e contestata dai Sindacati come ebbe a dire l’attuale segretario generale della Cgil Landini. Che giudizio ne dà oggi dopo circa 6 anni e quali parti modificherebbe?

La legge 107 è stata ed è contestata in alcuni punti ma non sulle 8 deleghe che da ministra ho contribuito a concretizzare nei rispettivi decreti attuativi che voglio ricordare: il n. 59, “Riordino, adeguamento e semplificazione del sistema di formazione iniziale e di accesso nei ruoli di docente nella scuola secondaria per renderlo funzionale alla valorizzazione sociale e culturale della professione”; n. 60, “Norme sulla promozione della cultura umanistica, sulla valorizzazione del patrimonio e delle produzioni culturali e sul sostegno della creatività”; n. 61 “Revisione dei percorsi dell’istruzione professionale nel rispetto dell’articolo 117 della Costituzione, nonché raccordo con i percorsi dell’istruzione e formazione professionale”; n. 62 “Norme in materia di valutazione e certificazione delle competenze nel primo ciclo ed esami di Stato”; n. 63 “Effettività del diritto allo studio attraverso la definizione delle prestazioni, in relazione ai servizi alla persona, con particolare riferimento alle condizioni di disagio e ai servizi strumentali, nonché potenziamento della carta dello studente”; n. 64 “Disciplina della scuola italiana all’estero”; n. 65 “Istituzione del sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita sino a sei anni”; n. 66 “Norme per la promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità”. Sono convinta che più che cambiare una legge o parti di essa, sia utile accompagnare e realizzare le innovazioni coinvolgendo e ascoltando chi le deve realizzare. Questa è la responsabilità e il compito della politica. Su cui se ne misurano capacità e qualità. 

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