Il docente e scrittore Roberto Vecchioni ha rilasciato una intervista a Il Corriere del Sera in cui ha parlato nuovamente del suo passato da professore del liceo.
Ecco la sua filosofia: “La mia regola è che non è vero che tutti sono uguali: chi ha difficoltà non va penalizzato rispetto a chi è più dotato. Odiavo i voti, non li davo mai bassi. Cercavo di capire la situazione emotiva, per me contava vincere le disattenzioni, catturare l’attenzione, risucchiarla con qualsiasi argomento. Mi interessava la comunità, il mettere insieme. A volte, andavamo ai giardinetti o in osteria, per continuare a parlare”.
Ecco poi un aneddoto, relativo a quando, in televisione, prese in giro il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara: “Quando cito qualcuno mi capita di prenderlo in giro. Una volta, del ministro dell’Istruzione, ho detto che il nome dice tutto ‘Val di tara’. Ho visto la faccia delle persone davanti a me e ho capito di aver cannato clamorosamente”.
Ecco com’era Vecchioni docente, secondo le parole della sua ex alunna Paola Iezzi.
“È stato il mio insegnante solo per un anno, in quarta ginnasio, poi si trasferì a Desenzano con la famiglia. Ero brava in italiano e filosofia, ma con lui ogni tanto sono volati dei votacci in greco e latino che studiavo poco perché ero refrattaria alle regole, non mi piaceva imparare a memoria. Roberto era meraviglioso, un affabulatore, l’insegnante che tutti sognano di avere, quello dell’Attimo fuggente: ti apriva scenari che non avresti mai sospettato”.
“Aveva un’aria austera, arcigna, con il sigaro spento in bocca e il registro sottobraccio. Noi quattordicenni terrorizzati, era l’inizio dell’anno scolastico. Appoggiò il registro sulla cattedra facendo un rumore d’inferno: ‘Bene, adesso vi aspettano 5 anni di calci in c…’. Uscì sbattendo la porta. Ricomparve dopo 5 minuti e iniziò a fare lezione come se nulla fosse. L’ingresso con quella parolaccia era un modo per dire: ‘Raga, parlo la vostra lingua. Sono severo però vi capisco. Quindi non provate a prendermi in giro’. Quando l’Inter perdeva era particolarmente di cattivo umore, quindi noi la domenica speravamo sempre che i nerazzurri vincessero. Sennò erano dolori”, ha scherzato.