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Vecchioni, un docente non deve stare con i migliori. Una lettrice: “Non ci sono bravi e meno bravi, ma differenze che vanno comprese”

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“Un insegnante non deve stare con i migliori. Un capitano della nave è bravo quando c’è tempesta”. Lo ha detto Roberto Vecchioni, cantante, scrittore ma soprattutto docente di scuola superiore per decenni, ospite di Massimo Gramellini nel corso della puntata dello show di Rai3 Le Parole dello scorso 8 ottobre. Secondo l’autore di “Sogna Ragazzo Sogna” gli insegnanti dovrebbero avere più cura degli studenti in difficoltà, di coloro che non riescono a raggiungere buoni risultati.

Le parole del cantautore si sono diffuse rapidamente, soprattutto tra i docenti, che hanno commentato il nostro articolo a riguardo scatenando un vero e proprio dibattito sul tema, analizzato da varie prospettive interessanti. Le reazioni sono state molteplici; si può dire che, in particolare, è emersa la presenza di due scuole di pensiero.

I nostri lettori

Alcuni lettori si trovano d’accordo con le parole di Vecchioni:

Mody: “Gratificare un ragazzo demotivato fa miracoli. Per alcuni ragazzi, anche un minimo impegno va apprezzato. Poi saranno loro stessi a fare il resto”.

Rosaria: “Farlo capire a chi lascia gli alunni con più difficoltà seduti negli ultimi banchi…Una battaglia persa”.

Stefano: “Sempre pensato. L’impronta si lascia maggiormente su chi parte da più indietro”.

Maria: “Verissimo. Dopo anni gli alunni ‘difficili’ sono quelli che ti salutano con maggiore affetto”.

Miriana: “Sempre sostenuto, è facile insegnare a chi può fare da solo, la bravura di un insegnante la si misura quando riesce, nonostante le difficoltà, a seguire ogni suo alunno, secondo le proprie capacità e competenze”.

Giuseppe: “Il capitano che naviga in acque tempestose, con iceberg e rischio affondamento (burnout) dovrebbe prendere di più del capitano che naviga in acque tranquille”.

Altri lettori, invece, dissentono con il professore. C’è infatti chi crede che un buon docente dovrebbe avere cura di tutti gli alunni, a prescindere dai loro risultati. In molti fanno anche notare che “lasciare a sé stessi” gli studenti più bravi può essere controproducente e che il merito, più che essere trascurato, dovrebbe essere premiato:

Giovanna: “La classe va seguita a seconda delle fasce di livello. Non si lascia nessuno indietro e non si trascura chi è ad un livello più avanzato. È faticoso, ma è giusto perché nessuno resti indietro o venga trascurato”.

Patrizia: “I migliori si fanno il mazzo, spesso al contrario di chi ha risultati inferiori che va a spasso e si diverte, e meritano che venga riconosciuto il loro impegno. L’insegnante deve essere obiettivo, non stare con qualcuno. Allora aboliamo le valutazioni che è proprio l’obiettivo di chi ha ridotto la scuola così”.

Giuliana: “La volontà e l’impegno devono essere premiati. Alla faccia di quella ‘categoria’ che ci vorrebbe tutti uguali, quando tutti uguali non siamo.. Vogliono riportarci ‘al 6 politico’ di cui, oggi, ancora ne subiamo le conseguenze”.

Adriana: “L’insegnante è di tutti gli alunni, non esistono bravi e meno bravi, esistono differenze che vanno comprese, vanno valorizzate. I cosiddetti bravi spesso finiscono per perdersi perché, dato che tanto vanno avanti da soli, nessuno li stimola, nessuno cerca di potenziare le loro competenze e spesso si lasciano soli fino a farli arenare. Un insegnante sa che deve aiutare chi rimane indietro e cercare di spronare chi, invece, si annoia a rimanere sempre sullo stesso punto, questa è didattica vera, questa è inclusione”.

Lorena: “Con questa filosofia dilagante ormai sono i ‘migliori’ ad essere abbandonati a loro stessi…”.

Raffaella: “Direi che nella scuola di oggi, soprattutto quella dell’obbligo, sono spesso le eccellenze, sempre più rare da trovarsi, ad essere penalizzate”.

C’è anche chi ha sentimenti contrastanti di fronte all’affermazione di Vecchioni e ha cercato di rifletterci su, anche attingendo alle proprie esperienze in classe:

Daniela: “Non si tratta di premiare gli studenti che non si impegnano. Piuttosto premiare le eccellenze e avere cura di coloro che hanno difficoltà. È il compito della scuola”.

Paolo: “Io ho avuto la fortuna di lavorare nella scuola dell’obbligo. Per evitare che si annoiassero ai più bravi davo compiti particolari in modo da aiutare la classe. In questo modo guadagnavano tutti. I meno attrezzati riuscivano a tenere meglio il passo, i più bravi si sentivano utili alla classe e il docente raccoglieva molto di più risparmiando energie e frustrazioni. Il lavoro era prevalentemente svolto a scuola in modo da ridurre le disuguaglianze di mezzi e condizioni”.

Francesco: “A scuola vi sono studenti bravi e meno bravi, dotati e meno dotati, volenterosi e indifferenti. Il lavoro è complesso, ma tutti hanno diritto al massimo di sviluppo. Il docente deve spingere tutti più in alto. Non si penserà di ‘frenare’ chi vola per aspettare gli ultimi? Questi vanno aiutati, certo, e spesso con i dovuti accorgimenti possono rivelare qualità insospettabili e raggiungere livelli inimmaginabili. Negli anni 50/60 si sviluppò la metodologia dell’insegnamento individualizzato. Nessuno resta indietro, ma i migliori hanno diritto alla stesso diritto di decollare verso i propri cieli”.

Adriana: “Un bravo insegnante trova sempre l’equilibrio!”.

Il corso

Su questi argomenti il corso Metodologie didattiche attive e motivanti, in programma dal 25 ottobre, a cura di Giovanni Morello.