Un fatto disgustoso: una 19enne trevigiana ha denunciato di essere stata stuprata, a Malta, da parte di un gruppo di coetanei, ragazzi pugliesi che hanno tra i 17 e i 19 anni, che erano in viaggio post Maturità. Lo scrive Il Corriere della Sera.
Tutto sarebbe successo settimane fa. Al termine di una serata trascorsa con loro in alcuni locali, avrebbe accettato l’invito di seguirli nel loro appartamento. Qui – secondo la ragazza – sarebbe avvenuta la violenza che sarebbe stata anche ripresa con il cellullare di uno degli indagati. I cinque ragazzi respingono le accuse: secondo loro il rapporto sarebbe stato consenziente.
Le indagini sono in mano alla procura di Brindisi che ha aperto un fascicolo. Al centro del lavoro degli investigatori ci sono i cellulari dei ragazzi: le forze dell’ordine hanno avviato una serie di accertamenti sui telefonini dei 5 pugliesi e della ragazza per acquisire ulteriori elementi ai fini investigativi.
Secondo BrindisiReport, il giorno successivo la giovane, rientrata in Italia, ha rivelato l’accaduto ai genitori. Gli investigatori ipotizzano che il materiale compromettente possa essere stato diffuso attraverso applicazioni di messaggistica istantanea, in particolare Telegram. Altro che maturità: qui siamo di fronte a fatti che, se confermati, sono davvero bestiali.
In un sondaggio realizzato dalla Tecnica della Scuola, è emerso che “un po’ per curiosità, un po’ per bisogno, i ragazzi mostrano interesse verso corsi o incontri di educazione sessuale negli ambienti scolastici”, ma “quasi la metà non ha mai affrontato il tema”. Particolarmente interessati all’argomento i ragazzi e le ragazze nella fascia 15-18 anni; tra i più giovani, invece, della fascia 11-14, l’educazione sessuale sarebbe necessaria ma non essenziale, sottolinea il report.
Presso la Casa Internazionale della Donna in un convegno svoltosi di recente, il presidente AIED Mario Puiatti ha reso noto che sono numerose le realtà europee che non hanno provveduto ad un inserimento regolare dei programmi di educazione sessuale nelle scuole europee. “L’Italia – ha osservato il presidente – è una delle pochissime nazioni in Europa, insieme a Cipro, Bulgaria, Romania e Lituania, Spagna, prive di programmi curricolari nel merito“. Il Ministero della Salute ha rilasciato dei dati utili a comprendere il quadro organico della situazione. In assenza di una formazione adeguata e strutturata, dove gli studenti ricercano le informazioni utili e a chi si rivolgono? I consultori non ammontano a tante unità sul territorio (fatto utile a comprendere l’approccio poco pragmatico delle istituzioni). A tal proposito Puiatti ha aggiunto: “Oggi 8 studenti medi e universitari su 10 cercano le informazioni in ambito sessuale e riproduttivo su internet (solo 1 su 4 chiede in famiglia), ma la stragrande maggioranza (94%) ritiene sia la scuola a dover garantire l’informazione su sessualità e riproduzione: questi i dati dello Studio Nazionale Fertilità presentato dal Ministero della Salute (2019).”
Nel frattempo riprende in settimana nella Commissione Cultura della Camera l’esame del disegno di legge Valditara sul consenso informato delle famiglie per le attività di educazione sessuale che le scuole volessero organizzare e inserire nel proprio Piano dell’offerta formativa.
A fare da relatore al disegno di legge è il deputato leghista Rossano Sasso che fin dall’inizio ha spiegato che l’intenzione del Governo è quella di affrontare i temi attinenti alla sessualità nell’ambito della sola scuola secondaria, richiedendo il preventivo consenso dei genitori circa la partecipazione dei propri figli alle eventuali attività in materia che saranno organizzate dagli istituti scolastici, di informare i genitori circa i contenuti delle medesime e di conoscere le competenze dei soggetti chiamati a rendere la formazione.
A quella del Ministro sono abbinate altre due proposte di legge (una dello stesso Sasso e una di Fratelli d’Italia) che potrebbero essere parzialmente “ripescate” sotto forma di emendamenti. Soprattutto bisognerà capire che fine faranno alcuni punti del ddl di Rossano Sasso che al primo articolo così recita: “Nelle scuole di ogni ordine e grado è consentito il riconoscimento dell’identità di genere delle studentesse e degli studenti, limitatamente alle attività in ambito scolastico, con indicazione del sesso diverso da quello enunciato nell’atto di nascita”. E sempre il ddl Sasso parla di educazione sessuale ed affettiva, mentre quello ministeriale si limita al tema della sessualità.
Il progetto di Fratelli d’Italia prevede addirittura il consenso per attività di “educazione etica” (sarà interessante capire come questo dato potrà essere ripreso nel testo definitivo). Giovedì 11 settembre presso la Commissione Cultura della Camera si svolgeranno ancora diverse audizioni di associazioni e di esperti che dovranno pronunciarsi sull’intenzione del Governo di affrontare i temi attinenti alla sessualità nell’ambito della sola scuola secondaria con il coinvolgimento delle famiglie.
Il ddl, infatti, prevede che per questo genere di attività sarà necessario ottenere il preventivo consenso dei genitori sulla partecipazione dei propri figli. Le scuole, anzi, dovranno informare i genitori sui contenuti delle medesime e sulle competenze dei soggetti chiamati a rendere la formazione. Nella giornata successiva scadranno i termini per la presentazione degli emendamenti e probabilmente a partire dalla metà del mese si inizierà il confronto politico sui contenuti della proposta.