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24.11.2025

Violenza sulle donne 2025: dati Istat allarmanti e un sommerso che continua a pesare. Crescono i casi tra le giovanissime

L’ultima indagine Istat “Sicurezza delle donne” restituisce un’immagine netta e dolorosa: quasi un terzo delle italiane tra i 16 e i 75 anni ha subìto almeno una forma di violenza fisica o sessuale nel corso della vita. Parliamo di 6 milioni e 400mila donne, il 31,9% della popolazione femminile. Un fenomeno che resta diffuso dentro e fuori le mura domestiche e che, nonostante i segnali di maggiore consapevolezza, continua a rimanere in gran parte nascosto.

La quota di violenze subite da autori non partner è del 26,5%, ma il contesto di coppia rimane centrale: il 12,6% delle donne con partner ha vissuto episodi di violenza fisica o sessuale nell’ambito della relazione. Ancora una volta gli ex partner risultano responsabili della maggioranza degli stupri e tentati stupri, con un dato che raggiunge il 59,1%.

Accanto alle forme fisiche e sessuali, emergono con forza le violenze psicologiche ed economiche: denigrazione, controllo, isolamento, limitazioni all’uso del denaro o alla possibilità di lavorare. Sono dinamiche che, come sottolinea anche l’Organizzazione mondiale della sanità, possono manifestarsi attraverso segnali clinici significativi: ansia, depressione, disturbi del sonno, sintomi post-traumatici, uso di sostanze, cefalee ricorrenti, lesioni ripetute con spiegazioni poco plausibili.

Il dato più preoccupante riguarda però le più giovani: nella fascia 16-24 anni la quota di vittime di violenza è passata dal 28,4% del 2014 al 37,6% del 2025. A crescere in modo drammatico sono soprattutto le violenze sessuali, che raggiungono il 30,8% delle giovani intervistate.

Nonostante tutto, il sommerso rimane imponente: solo il 10,5% delle vittime di violenza da partner negli ultimi cinque anni ha sporto denuncia. Le donne che denunciano un partner attuale sono appena il 3,8%. Ciononostante, qualcosa cambia: aumenta la consapevolezza e cresce, seppur lentamente, la richiesta di aiuto ai Centri antiviolenza, quasi raddoppiata rispetto al 2014.

Le conseguenze restano profonde: perdita di autostima, ansia, attacchi di panico. E non si fermano alle donne. Oltre il 62% delle madri che subiscono violenze ripetute racconta che i figli hanno assistito agli episodi, mentre un quinto li ha subìti direttamente.

Come un iceberg, ciò che vediamo è solo una parte. Ma ogni richiesta d’aiuto è un passo verso la superficie, un movimento che cambia il destino di chi trova il coraggio di parlarne.

Come chiedere aiuto
1522: numero gratuito, attivo 24 ore su 24, con operatrici in più lingue
Chat 1522: disponibile sul sito ufficiale
Centri antiviolenza: elenchi regionali su direcontrolaviolenza.it e casadonne.it
112: da contattare in caso di pericolo immediato.

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