La notizia, quell’11 settembre 2001, arrivò prima di andare a scuola per un collegio dei docenti: le immagini dei due Boing che impattavano, l’uno seguito a breve distanza di tempo dall’altro, contro i due grattacieli erano devastanti, incredibili, come se la tv mentisse per un arcano motivo.
Qualche tempo ancora di smarrimento, sperando che uscissero nuove ma più confortanti comunicati, e poi invece le telecamere incominciarono a inquadrare come dei manichini che venivano già da quelle enormi altezze. Carte intanto volteggiavano nel cielo oscurato dalla polvere e dal fumo, nuvole enormi che rotolavano, con rutilante orrore, sul cielo e per le strade della città del mito, del sogno americano e non solo, della libertà e della cultura.
A scuola se ne parò prima di ogni altro argomento, mentre sempre più chiaro si faceva il calcolo dell’orrore, compreso il numero delle vittime che, su stime forfettarie, sulla base cioè delle persone che ogni giorno frequentavano i grattacieli, doveva essere ben oltre le 5000 persone e anche più.
Certamente, la domanda che più premeva era quella che si inerpicava sulle cause: perché tanti innocenti? Perché tanto orrore? A che fine tanti lutti e tanto sfacelo in una città liberale, democratica, tollerante, multietnica (allora si diceva multirazziale)? E inoltre: chi era al-Qaida? E Bin Laden, il presunto capo e ispiratore?
Intanto si delineava la notizia nella sua fredda cronaca: 19 terroristi di al-Qaida, preso il comando di quattro aerei di linea, li dirottarono: due Boeing 767 contro le Torri Nord e Sud del Worls Trade Center. Il primo si schiantò contro la Torre Nord alle 8.46; il secondo, sulla Torre Sud alle 9:03.
56 minuti dopo l’impatto un grattacielo crollò su se stesso e poco dopo anche l’altro.
Il terzo aereo si schiantava intanto contro il Pentagono, mentre il quarto, con cui i terroristi volevano colpire il Campidoglio o la Casa Bianca, precipitava in Pennsylvania, forse per un tentativo dei passeggeri e dell’equipaggio di riprendere il controllo del velivolo.
In ogni caso questo tentativo avrebbe impedito una strage peggiore e la soppressione di un simbolo, la Casa Bianca, essendo quella il cuore pulsante della intera vita politica amministrativa e ideale dell’Unione degli Stati d’America.
Il bilancio definito degli attentati sarà di 2996 morti, 6400 feriti e 24 dispersi.
Quest’anno, scrivono le agenzie, si svolgeranno, come ormai è rito, cerimonie solenni e altri tributi in onore delle vittime. Molti dei familiari delle quasi 3.000 persone uccise si uniranno a politici alle commemorazioni sia a New York che al Pentagono che in Pennsylvania.
Intanto a “Ground Zero”, nella parte bassa di Manhattan, i nomi delle vittime dell’attacco saranno letti ad alta voce dai familiari delle vittime durante una cerimonia alla quale parteciperanno il vicepresidente JD Vance e sua moglie Usha. Momenti di silenzio segneranno gli attimi esatti in cui gli aerei dirottati hanno colpito le iconiche torri gemelle del World Trade Center, così come il momento in cui i grattacieli sono crollati.
Al Pentagono saranno onorati i 184 militari e civili uccisi mentre il presidente Donald Trump e Melania parteciperanno alla cerimonia.
Importanti le parole del ministro Giuseppe Valditara su X: La ricorrenza del drammatico attacco dell’11 settembre 2001 ricorda a tutti quanto sia fondamentale l’unità dell’Occidente